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GIORNALE ITALIANO DI NEFROLOGIA |
| Organo Ufficiale della Società Italiana di Nefrologia | |
| Vol. 13 No. 1, 1996 | |
| RIASSUNTI | |
| Modelli di farmacocinetica per l'urea: implicazioni cliniche. | |
| S. Mandolfo (1), A. Zucchi (2) J G. Fustolo (3), E. Imbasciati (1) | |
| (1)Servizio Dialisi (2) UO Epidemiologia (3) Laboratorio Analisi, Ospedale di Lodi | |
Indice n.1, 1996 |
La possibilità
di monitorare l'urea mediante un biosensore in corso di PFD ha aperto interessanti
prospettive di nuovi studi di cinetica intradialitica. Scopo del lavoro
è la descrizione della curva di decremento dell'urea mediante due
modelli, rispettivamente mono (MCM) e bicompartimentale (BCM) derivati
dalla farmacocinetica. Sono stati studiati 20 pazienti e l'accuratezza
del "fitting tra dati sperimentali e i due modelli è stata
valutata attraverso il "log-likelihood ratio" ed il test r2.
IL BCM consente un miglior 'fitting' (r2 = 0.998 ± 0.002, log-likelihood
20 ± 5) rispetto al MCM (r2 = 0.983 ± 0.019, log-likelihood
38 ± 9). Secondo BCM è possibile scomporre il trattamento
in due fasi, una prima rapida ed una seconda lenta ed estrapolare un valore
di KT/V (KT/Vmf). La regressione lineare multipla ha evidenziato nel volume
di distribuzione e nella clearance del filtro, i fattori determinanti la
fase rapida della curva. Abbiamo infine confrontato KT/Vmf con KT/V derivato
dalla quantificazione diretta (KT/Vddq): nessuna differenza significativa
è presente fra i due valori. In conclusione BCM consente una adeguata
descrizione della curva di decremento dell'urea è permette una stima
dell'indice KT/V basato su un modello a due compartimenti. (Giorn It Nefrol 1996; 13 11-17) |
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| Vol. 13 No. 1, 1996 | |
| RIASSUNTI | |
| Microalbuminuria nell'ipercolesterolemia primitiva. | |
| S. Bottazzo (1), G. Severi (1), P. Toffoletto (2), G. Fazzin (3) | |
| (1) Divisione Medica I (2) Divisione di Nefrologia (3) Laboratorio Analisi Chimico Cliniche, Ospedale Umberto 1, Mestre-Venezia | |
Indice n.1, 1996 |
Studi clinici
e sperimentali sostengono l'ipotesi che nelle nefropatie i lipidi plasmatici
giochino un ruolo di primo piano nella progressione del danno renale. Al
fine di rilevare la presenza di un'iniziale disfunzione renale in soggetti
non nefropatici con ipercolesterolemia primitiva, abbiamo dosato il tasso
di microalbuminuria (Mi) in 40 soggetti (11 maschi e 29 femmine) con iperlipidemia
tipo IIA o IIB-OMS, di grado severo. Tutti i soggetti erano esenti da malattie
cardiovascolari, ipertensione arteriosa e diabete. Venti soggetti normolipidemici
sono stati usati come controllo. Il tasso di Mi (mg/L, media ± DS)
è risultato pari a 14 ± 13 nei soggetti dislipidemici e 11
± 8 nei controlli (p=NS). Nessuna correlazione è stata rilevata
tra i livelli di Mi e le concentrazioni dei lipidi plasmatici. Tali dati
sembrano indicare che l'ipercolesterolemia di per se non si associa ad
alterazioni renali rilevabili mediante il dosaggio della Mi. (Giorn It Nefrol 1996, 13: 19-23). |
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| RIASSUNTI | |
| Probabili effetti della biocompatibilità sulla funzione ventricolare sinistra: tre procedure emodialitiche a confronto. | |
| R. Ariano(1), G. Bufano(1), P. Pecchini(1), F. Pecchini(1), P. Pedroni (2), L. Scazzina (3), M. Gardinali (4), C. Casaro (4) | |
| (1) Divisione di Nefrologia (2) Divisione di Cardiologia dell'Ospedale di Cremona, Cremona (3) Divisione di Cardiologia dell'Ospedale "Oglio Po", Casalmaggiore (CR) (4) Istituto di Medicina Interna dell'Università di Milano, Milano | |
Indice n.1, 1996 |
L'ecocardiografia
consente una valutazione completa e non invasiva della funzione ventricolare
sinistra. In un precedente lavoro abbiamo dimostrato un peggioramento della
contrattilità miocardica dopo 20' di bicarbonato-dialisi con cuprophan
(BH), ma non in corso di PFD. Erano presenti, contemporaneamente, segni
di bioincompatibilità (aumento del C3a e calo dei leucociti) solo
durante BH. Allo scopo di escludere che il miglior effetto della PFD fosse
dovuto soprattutto agli effetti favorevoli del trasporto convettivo piuttosto
che alla buona biocompatibilità della metodica, abbiamo condotto
il presente studio che comprende BH, PFD e BH con membrana biocompatibile
(polimetilmetacrilato). Anche nel presente lavoro i segni di bioincompatibilità
ed il peggioramento della funzione ventricolare sinistra si sono evidenziati
a 20' solo in BH con cuprophan, confermando l'ipotesi della prevalente
influenza di tali fenomeni sulla funzione miocardica. Al termine di ciascuno
dei tre trattamenti si e verificata una ripresa della performance ventricolare
sinistra, probabilmente dipendente dalle modificazioni elettrolitiche indotte
dalla dialisi e/o dalla cessazione della bioincompatibilità. (Giorn It Nefrol 1996; 13: 25-29). |
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| RIASSUNTI | |
| Trasporto tubulare ed eritrocitario del sodio in pazienti con nefropatia policistica | |
| R. Boero (1), C. Guarena (1), D. Carbone (1), M. Ferro (1), A. Vallero (1), A. Marciello (1), F. Quarello (1), R. Mosso (2), J G. Cacace (2), P. Borelli (2), G. Picciotto (2), G. Piccoli (1) | |
| (1) Istituto di Nefro-Urologia dell'Università, Divisione di Nefrologia e Dialisi, Ospedale G. Bosco (2) Servizio di Medicina Nucleare, Ospedale Molinette, Torino | |
Indice n.1, 1996 |
Scopo di questo
lavoro è la valutazione simultanea del trasporto tubulare ed eritrocitario
del sodio in pazienti con nefropatia policistica. Sono stati studiati in
15 pazienti (5 maschi, 10 femmine, età mediana 33 anni, range 16-51
anni; 6 ipertesi con PA _140/90 mmHg): GFR (clearance EDTA Cr51), riassorbimento
tubulare segmentario del sodio (clearance del litio), attività reninica,
aldosterone sierico ed urinario, ANP, attività della pompa del sodio
e concentrazione intracellulare di sodio negli eritrociti. I risultati
sono espressi come mediana e ranges. La concentrazione intracellulare di
sodio era significativamente (p=0.003) piu elevata, [11.5 mmol/L GR (9.9-12.8)
vs 8.7 (7.6-10.3)] e l'attività della pompa Na-K significativamente
(p=0.002) ridotta, [178 h-3 (144-224) vs 266 (200-397)] nei pazienti con
nefropatia policistica ipertesi rispetto ai normotesi. La sodiuria delle
24 ore precedenti l'indagine era sovrapponibile nei normotesi e negli ipertesi.
L'escrezione frazionale del sodio (FENa) è risultata significativamente
(p=0.025) aumentata nei pazienti ipertesi rispetto ai normotesi [1.62%
(1.29-1.88) vs 0.97 (0.55-2.36)]. 11 riassorbimento prossimale frazionale
del sodio e risultato sovrapponibile nei due gruppi di pazienti [76.9%
(68.6-87.6) vs 78.6 (71. 9-84.9)]. Il riassorbimento distale frazionale
di sodio è risultato significativamente (p=0.025) inferiore nei
pazienti ipertesi rispetto ai normotesi [92.4% (87.4-95.2) vs 95.5% (90.7-96.8)].
La FE-Na era correlata direttamente con: ANP (rho=.62; p=0.02), PAM (rho=.58;
p=0.03), inversamente con PRA (rho=-.68; p=0.01) e Pompa Na-K (rho=-.68;
p=0.01 ). La PAM correlava inversamente con la pompa Na-K (rho=.-69; p=0.01
) e direttamente con [Nai] (rho=.66; p=0.01). I pazienti con nefropatia
policistica ipertesi hanno un'escrezione frazionale del Na significativamente
aumentata rispetto ai normotesi, dovuta ad un ridotto riassorbimento del
catione nei siti distali del nefrone. Le modificazioni del trasporto transmembrana
del Na, verosimilmente finalizzate al mantenimento del bilancio del volume
extracellulare, potrebbero avere un ruolo patogenetico nei confronti dell'ipertensione
arteriosa. (Giorn It Nefrol 1996; 13: 31- 7) |
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| Vol. 13 No. 1, 1996 | |
| RIASSUNTI | |
| Il circuito idraulico interno del monitor quale fonte principale di contaminazione endotossinica del dialisato. | |
| G. Passavanti (1), S. Pece (2), A. Mancini (1), G. Giuliani (2), F. Spadavecchia (1), P. Coratelli (1) | |
| (1) Istituto di Nefrologia Medica (2) Istituto di Microbiologia Medica, Università degli Studi di Bari - Bari | |
Indice n.1, 1996 |
Utilizzando
quattro monitor: Monitral SC AFB, Fresenius 2008 E, Bellco Multimat e Gambro
AK 10, sono state esaminate, in un impianto di dialisi fornito di osmosi
inversa e regolarmente sottoposto a periodiche e frequenti procedure di
disinfezione, le variazioni delle caratteristiche microbiologiche dell'acqua
di dialisi dall'osmosi inversa fino alla sua trasformazione in dialisato.
Con i primi tre monitor, rispettivamente muniti di ultrafiltro dialisato
in poliamide (Diaclear), in polisulfone (Diasafe) e polisulfone Amicon
(Multiclean), lo studio è stato condotto al termine della 2a ora
di HD, alla 10a, 20a, 30a e 40a HD dalla sostituzione dell'ultrafiltro,
mentre con il 4o monitor non munito di ultrafiltro è stato effettuato
al termine della 2a ora di tre HD. I campioni testati furono prelevati
all'uscita dell'osmosi inversa, all'ingresso monitor, sul dialisato in
uscita dal monitor e sul dialisato all'uscita degli ultrafiltri. Inoltre,
alla fine della 2a ora di ciascuna HD, sono stati anche effettuati prelievi
sui concentrati al fine di constatarne la loro sterilità. Complessivamente:
l) all'uscita dell'osmosi inversa l'acqua trattata risultò sempre
batteriologicamente sterile e LAL negativa; 2) all'ingresso monitor, pur
mantenendo le sue caratteristiche di acqua batteriologicamente sterile,
risultò talvolta LAL positiva; 3) all'uscita monitor il dialisato,
a fronte di una accertata sterilità dei concentrati, presentò
sempre una reattività al LAL test associatasi a presenza di colonie
batteriche solo in due HD; 4) trattato dagli ultrafiltri, relativamente
ai tre monitor che ne erano provvisti, il dialisato risultò sempre
caratterizzato da assenza di cariche batteriche nonche da una negatività
del LAL test. In conclusione, i dati dello studio individuano nel circuito
idraulico interno del monitor la principale fonte di contaminazione endotossinica
del dialisato, adducendo evidenze a favore degli ultrafiltri testati quali
idonei sistemi di cattura delle endotossine e/o dei loro frammenti presenti
nel dialisato. (Giorn It Nefrol 1996; 13: 39-45) |
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Copyright © 1996 Gruppo di Informatica SIN (Ultimo aggiornamento: 25 novembre 1996)
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| Organo Ufficiale della Società Italiana di Nefrologia | |
| Vol. 13 No. 1, 1996 | |
| RIASSUNTI | |
| Bioincompatibilità del trattamento emodialitico: confronto tra dialisi extracorporea e dialisi peritoneale. | |
| C. Libetta (1), T. Rampino (3), B. Guida (2), R. Giulivo (3), S. Federico (1), W. De Simone (3), G. Cavaliere (4), M. Punzi (4), F. Evangelista (1), B. Memoli (1) | |
| (1) Istituto di Nefrologia Medica (2) Istituto di Microbiologia Medica, Università degli Studi di Bari - Bari | |
Indice n.1, 1996 |
In un precedente
studio. abbiamo dimostrato che i pazienti in trattamento dialitico con
membrane di cuprophan presentano una produzione monocitaria di IL-6 significativamente
maggiore sia rispetto ai soggetti normali che ai pazienti uremici cronici
non ancora in trattamento dialitico. La dialisi peritoneale, che utilizza
come membrana dializzante il peritoneo, è considerata essere un
trattamento piu biocompatibile rispetto all'emodialisi extracorporea. Allo
scopo di valutare la biocompatibilità della dialisi peritoneale.
abbiamo confrontato la produzione spontanea di IL-6 e di β2-m
da parte delle cellule mononucleari periferiche dei pazienti intrattamento
dialitico cronico extracorporeo e peritoneale. Il nostro studio ha dimostrato
che la produzione spontanea di IL-6 da parte delle cellulelinfomonocitarie
ottenute dai pazienti in dialisi peritoneale (600.7 ± 104.3 pg/3
x 106 PBMC/24 hr) ed in HD (664.4 ± 138.9 pg/3x106 PBMC/24 hr) è
statisticamente più alta rispetto a quella ottenuta dalle PBMC dei
soggetti controllo (14 2 ± 3,6 pg/3x106 PBMC/24 hr, p<0.01) e
dei pazienti affetti da insufficienza renale cronica in terapia conservativa
(18 6 ± 4.0 pg/3x106 PBMC/24 hr, p<0.01) Analogamente, è
risultata maggiore nei pazienti in trattamento dialitico peritoneale ed
extracorporeo rispetto ai soggetti controllo ed ai pazienti uremici cronici
non ancora dializzati. In conclusione, la CAPD induce una attivazione sistemica
cronica delle cellule mononucleari periferiche con conseguente rilascio
di IL-6 e β2-m. Questi segni di infiammazione sistemica, sovrapponibili
a quelli dei pazienti in HD, indicano che la CAPD è un trattamento
dialitico bioincompatibile così come la dialisi extracorporea. (Giorn It Nefrol 1996; 13: 47-52) |
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| Vol. 13 No. 1, 1996 | |
| RIASSUNTI | |
| Parametri nutrizionali e funzione renale residua (FRR) nei pazienti in CAPD | |
| R. Scanziani, B. Dozio, G. Bonforte, M. Surian | |
| (Servizio di Nefrologia e Dialisi, Ospedale di Desio, Desio (Ml) | |
Indice n.1, 1996 |
In CAPD, la
funzione renale residua (FRR) gioca un ruolo importante nella somma complessiva
delIe clearance settimanali delle piccole molecole. Abbiamo voluto valutare
se esistano delle differenze in alcuni parametri nutrizionali tra i pazienti
con o senza funzione renale residua, che presentino un eguale KT/V totale.
Così abbiamo confrontato due gruppi di pazienti con eguale KT/V
settimanale: Gruppo A senza FRR (n=7, KT/V 2.07 ± 0.2) e Gruppo
B con FRR (n=7, KT/V 2.11 ± 0.1, Kru 1.13 ± 0.8, Krcr 2.01
± 1.5 ml/min) contribuendo con una media del 15% (range 5.5-28)
alla determinazione del KT/V totale. I due gruppi sono selezionati da 52
pazienti in CAPD da più di 9 mesi e confrontabili per età
anagrafica (A=64.6+7, B=64.1+7 anni), età dialitica (A=39.8 ±
25, B=36.3 ± 31 mesi), peso corporeo (A=64 ± 3.9, B=64.7
± 7.4 kg), BMI (A=26.6 ± 2.9, B=25.8 ± 3.6). I due
gruppi presentano una differenza significativa nei valori di transferrina
(A=209 ± 51, B=278 ± 24 mg/dl, p<0.006), nPCR (A=0.87
± 0.07, B=1.11 ± 0.07 g/kg/day, p=0.00) ed albumina (A=3.31
± 0.1, B=3.55 ± 0.2, p<0.02). nPCR correla in modo significativo
con il KT/V nel gruppo A (r=0.823, p<0.05) e nel gruppo B (r=0.873,p<0.01)
e con la FRR nel gruppo B (r=0.742, p<0.06). In altre parole la FRR
nel gruppo B correla significativamente con l'albumina (r=0.861, p<0.02)
e la transferrina (r=0.901, p<0.006). I dati sottolineano l'importanza
della FRR nella determinazione di alcuni parametri nutrizionali e delI'nPCR.
Nei pazienti senza FRR in CAPD si devono monitorare strettamente l'nPCR
e i parametri nutrizionali per prescrivere un'appropriata tecnica dialitica.
(Giorn It Nefrol 1996, 13: 53-8) |
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