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GIORNALE ITALIANO DI NEFROLOGIA |
| Organo Ufficiale della Società Italiana di Nefrologia | |
| Vol. 13 No. 2, 1996 | |
| RIASSUNTI | |
| Analisi di alcune variabili potenzialmente responsabili di modulare l'infezione da CMV nel trapianto di rene | |
| G.P. Segoloni, B. Malfi, C. Soto, L. Colla, M. Messina, R. Cavallo*, G. Tognarelli, P. Stratta | |
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Divisione di Nefrologia e Dialisi *Servizio di Virologia, Azienda Ospedaliera S.Giovanni Battista - Torino |
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Indice n.2, 1996 |
L'infezione
da CMV costituisce una delle piu importanti Complicanze infettive del trapianto
renale. La morbilita da CMV e stata valutata In 114 trapianti renali consecutivi
(dal marzo 1993 all'ottobre1994) in relazione alle seguenti variabili:
protocollo di immunodepressione all'induzione, accoppiata CMV donatore/ricevente,
profilassi con immunoglobuline iperimmuni, risposta al trattamento con
ganciclovir. L'infezione da CMV si e manifestata nel 61% dei pazienti (65%
Dt/R+, 60% D+/R-, 43% La quadruplice sequenziale ha comportato un maggior
rischio di infezione rispetto alla duplice terapia (77% vs 43%).11 tempo
di comparsa dell'infezione da CMV, il numero di cellule (PMN) infettate
e la percentuale di recidive non hanno mostrato differenze significative
nei diversi protocolli di immunodepressione. I pazienti appartenenti all'accoppiata
D-/R+ si reinfettano solo in caso di trattamento con siero antilinfocitario.
La profilassi con immunoglobuline iperimmuni non ha ridotto ne il rischio
di infezione ne quello di malattia, anche se di questa puo averne attenuato
la gravita. 11 rischio maggiore di infezione appare nei D+/R-, soprattutto
se trattati con siero, indipendentemente dall'uso di immunoglobuline. (Giorn It Nefrol 1996; 13: 79-86) |
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| Vol. 13 No. 2, 1996 | |
| RIASSUNTI | |
| Bilanci di azoto e protein nitrogen appearance in pazienti in CAPD | |
| S. Mandolfo, A. Zucchi*, G. Fustolo**, B. Corradi, E. Imbasciati | |
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Servizio Dialisi * U.O. Epidemiologia ** Laboratorio Analisi Ospedale Maggiore, Lodi |
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Indice n.2, 1996 |
Il PNA viene
comunemente assunto come indice indiretto dell'introito proteico (DPI)
nei pazienti in CAPD, diverse formule sono state proposte per il suo calcolo.
Sette pazienti in CAPD, nel corso di una settimana, sono stati sottoposti a 14 studi metabolici. Durante tale periodo, ogni paziente riceveva una dieta a contenuto proteico e calorico noto. I bilanci azotati (valore medio 1.68+0.9 g/N/die) hanno testimoniato pazienti metabolicamente stabili. 11 DPI e stato 81+19 g/die, pari a 1.05+0.17 g/kg/die. Per il calcolo del PNA sono state utilizzate 8 formule presenti in letteratura, con differenze di risultati fino al 18%. La formula di Bergstrom, con la determinazione delle perdite proteiche, permette la minor differenza (1+7 g) tra PNA e DPI con lirniti di "agreement" compresi da - 12 a + 15 g/die. Successivamente il PNA e stato normalizzato (nPNA) al peso corporeo attuale, al peso ideale e all'acqua corporea normalizzata. Dividendo il PNA col peso attuale si ottiene la minor differenza (0.01+0.08 g/kg) col DPI (g/kg), i limiti di "agreement" sono -0.15 e +0.17 g/kg. Per il calcolo del PNA nei pazienti in CAPD, consigliamo di utilizzare la formula di, con la determinazione delle perdite proteiche e la successiva normalizzazione per il peso attuale. (Giorn It Nefrol 1996; 13: 87-92). |
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| RIASSUNTI | |
| Il monitoraggio ambulatoriale non invasivo della pressione arteriosa (ABPM) in dializzati giovani ed anziani: effetti dei farmaci antiipertensivi | |
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G. Galli, F. Bianco, G. Panzetta |
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Servizio di Nefrologia e Dialisi, Trieste |
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Indice n.2, 1996 |
Nel dializzato
i farmaci antiipertensivi sono spesso necessari vista la loro comprovata
efficacia; tuttavia essi possono favorire la comparsa di ipotensione. Abbiamo
studiato 40 uremici ipertesi col monitoraggio ambulatoriale della pressione
arteriosa (ABPM) per valutare sia l'adeguatezza del controllo pressorio,
sia le eventuali ipotensioni. Poiche gli effetti dei farmaci sono più
evidenti negli anziani, abbiamo suddiviso la casistica in due sottogruppi
di giovani e di anziani. Abbiamo osservato come la Pressione Arteriosa
Media (PAM) predialisi e la PAM 24 h siano correlate (p'0.001), tuttavia
la prima risulta significativamente piu elevata. L'ABPM dimostra infatti
che la pressione arteriosa e normale nel 55% dei soggetti indagati. mentre
soltanto il 20% dei pazienti risultano normotesi alle misurazioni predialisi.
La pressione arteriosa appare meglio controllata negli anziani rispetto
ai giovani. Nell'ambito dei soggetti giovani non si apprezzano durante
e dopo la dialisi differenze nel comportamento della pressione arteriosa
fra quelli con PA 24 h normale e quelli con PA 24 h elevata. Gli anziani
con PA 24 h normale presentano invece maggiore incidenza di ipotensione
intradialitica (p<0.05) e PA diastolica piu bassa (p<0.05) nelle
3 ore postdialisi. Valori di PA sistolica postdialisi inferiori a 100 mmHg
si riscontrano nel 36% degli anziani normotesi e solo nel 9% dei giovani
normotesi. In conclusione appare opportuno trattare vigorosamente con anti-ipertensivi
i giovani, la cui pressione arteriosa e peggio controllata e che tollerano
bene sul piano emodinamico i farmaci anche quando la PA 24 h e normale.
Negli anziani inclini all'ipotensione l'ABPM e indicato per modulare o
sospendere gli antiipertensivi. (Giorn It Nefrol 1996, 13: 93-9). |
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| RIASSUNTI | |
| Valutazione della composizione corporea mediante indici derivati dalla bioimpedenziometria | |
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B. Di Iorio, T. Talluri*, V. Terracciano, C. Altieri |
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U.O. di Nefrologia e Dialisi Ospedale 'Lentini', Lauria (Pz) *Akern Srl, Firenze |
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Indice n.2, 1996 |
La Bioimpedenza
trova ormai un preciso campo di applicazione in Nefrologia per la valutazione
dello stato nutrizionale, dello stato di idratazione, nel monitoraggio
dei fluidi intradialitici, nella determinazione del volume di distribuzione
dei soluti qualora questi ultimi siano uguali all'acqua corporea. La determinazione
della normoidratazione e necessaria per la corretta applicazione delle
equazioni per predire FFM e FM. Abbiamo elaborato degli indici Bioimpedenziometrici-derivati
(BMl-c = BMI/PA, v.n. <4; AEI =Xc/10 + PA, >9 <16 = normoidratazione)
che potessero essere di semplice utilizzo e che potessero determinare facilmente
l'idratazione. Abbiamo studiato 106 maschi (15 Magri, 36 Obesi, 21 IRC,
34 EDO) e 153 femmine (24 Magre, 67 Obese, 20 IRC, 32 EDO) valutando BMl-c
e AEI: variance analysis, coefficiente di correlazione, t Student test.
BMl-c nei Magri è <4, e negli Obesi, IRC, EDO e >5 (variance
= 0.471 nei M, e 0.0156 nelle F). AEI e >11 nei magri e <10 in IRC
e EDO (variance = 0.0482 nei M, e 0.0469 nelle F). BMl-c correla direttamente
con ECW e indirettamente con BCM in entrambi i sessi e in tutti i gruppi
studiati. AEI correla inversamente con ECW e direttamente con BCM in entrambi i sessi e in tutti i gruppi studiati . BMl-c e AEI correlano inversamente. Gli indici BMl-c e AEI risultano essere di facile uso per la valutazione dellla composizione corporea e della normoidratazione, di stabilire quando è possibile applicare correttamente le equazioni per predire con precisione FFM e FM. (Giorn It Nefrol 1996, 13: 101-107) |
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GIORNALE ITALIANO DI NEFROLOGIA |
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| Vol. 13 No. 2, 1996 | |
| RIASSUNTI | |
| Trombosi della vena iliaca esterna sinistra dopo posizionamento a cielo aperto di catetere venoso con tunnel sottocutaneo: sua riabilitazione mediante attivatore tissutale umano del plasminogeno (Caso clinico) | |
| C. Crepaldi(1), A. Brendolan(1), C. Ronco(1), F. Cappellari(2), E. Citarella(2), R. Carraro(3), F. Merlo(3), C. Pellegrin(3), A. Pellizzari(3), G. La Greca(1). | |
| 1)Divisione di Nefrologia. 2)Divisione di Radiologia. 3)Divisione di Terapia intensiva Post-Operatoria, Ospedale San Bortolo, Vicenza | |
Indice n.2, 1996 |
L'uso di cateteri
venosi con tunnel sottocutaneo (CVT) nei pazienti emodializzati e in continuo
aumento. Di solito essi vengono posizionati in vena centrale, ma in qualche
caso, in relazione a particolari problemi clinici, il loro posizionamento
deve essere effettuato in una vena periferica. Nel caso trattato un CVT
a doppio lume venne posizionato "a cielo aperto' in vena iliaca esterna
sinistra con emer genza cutanea al terzo prossimale della coscia sinistra:
era infatti impossibile una sua inserzione giugulare o succlavia causa
una stenosi serrata della vena cava superiore. Due settimane dopo l'intervento
di inserzione del catetere furono diagnosticate angiograficamente una trombosi
pressoche completa della vena iliaca esterna ed una parziale trombosi della
vena iliaca interna: cio rese impossibile l'impiego del catetere a scopi
dialitici. Venne eseguita una trombolisi farmacologica con attivatore umano
ricombinante del plasminogeno (rt-PA) infuso direttamente nel lume venoso
del catetere.Tale terapia permise un recupero anatomico e funzionale delle
due vene pressoche completo (confermato da una valutazione angiografica).
Anche la funzione del CVT venne completamente recu- perata gli scopi dialitici.
(Giorn It Nefrol 1996, 13: 109-113) |
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