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GIORNALE ITALIANO DI NEFROLOGIA |
| Organo Ufficiale della Società Italiana di Nefrologia | |
| Vol. 13 No. 3, 1996 | |
| RIASSUNTI | |
| Rapporto sul Registro Nazionale delle Biopsie Renali (anni 1987-1993) (Rapporto). | |
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Gruppo di Immunopatologia Renale della Società Italiana di Nefrologia |
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Indice n.3, 1996 |
Questo
rapporto del Registro Italiano delle Biopsie Renali (RIBR) descrive l'analisi
dei dati, relativi a 15.461 biopsie renali (BR), pervenuti negli ultimi
sette anni (1987-1993). Nel corso degli anni 1987-88 sono state raccolte
solo le diagnosi di 3.686 BR, mentre dal 1989 in poi, con l'introduzione
di una scheda più dettagliata, che includeva dati anagrafici (età
e sesso) e quadri clinici (sintomi e funzionalit`a renale), sono
stati raccolti i dati di 11.775 BR. Questo è il primo rapporto in
campo internazionale che raccolga i dati di un elevato numero di BR, provenienti
dal 96% delle unità nefrologiche italiane che praticano correntemente
la BR. Le BR sono state effettuate prevalentemente nei pazienti adulti
(93%). Le BR praticate nei bambini (età < 14 anni) sono state
1.067. I pazienti che hanno ricevuto la BR erano prevalentemente di sesso
maschile (65.4%). Le BR sono state effettuate nel 92.5% dei casi su reni
nativi e nel 7.5% su reni trapiantati. Lo studio della BR è stato
eseguito prevalentemente con la microscopia ottica e con la tecnica dell'immunofluorescenza,
mentre la microscopia elettronica è stata applicata solo nel 37.7%
dei casi. Il materiale bioptico è risultato inadeguato nel 3% e
non diagnostico nel 2.3% dei casi. La BR ha evidenziato un tessuto renale
normale nell'1.9% e un quadro terminale di nefropatia nel 1.5% dei casi.
I dati ottenuti hanno dimostrato che la frequenza delle nefropatie, suddivise
per gruppi, è stata pressochè costante nel corso dei 7 anni;
lo stesso comportamento si osservava nell'analisi delle singole forme di
nefropatie, sia primitive che secondarie. Ciò fa concludere che
in Italia, nel corso di questi 7 anni, non c'è stata una variazione
notevole della patologia nefrologica diagnosticata con la BR. Tuttavia,
è stata osservata una maggior frequenza di due gruppi di patologia
renale: le GN primitive (53.6%), e quelle secondarie (22.7%). Nelle forme
primitive, la diagnosi piu frequente è stata la IgAN (35.2%), la
GN membranosa (20.7%) e la glomerulosclerosi focale (11.8%). Nelle GN secondarie,
sono state particolarmente frequenti le forme da immunopatie (11.6%) e
quelle in corso di malattie disgammaglobulinemiche (6.1%). Tra le immunopatie,
prevalevano la GN lupica (51.6%) e le vascoliti (25.9%), mentre tra le
disgammaglobulinemie erano più frequenti l'amiloidosi renale (39.3%),
la crioglobulinemia mista essenziale (30.9%) ed il mieloma multiplo (17.9%).
La raccolta dei dati clinici sulle 11.775 BR pervenute nel corso degli
ultimi 5 anni (1989-93) ha dimostrato che la BR è stata effettuata
prevalentemente nelle anomalie urinarie (32%) e nella sindrome nefrosica
(27.3%), seguite dalla macroematuria corrente (8.7%) e dalla sindrome nefritica
(5.6%). L'insufficienza renale acuta era presente nel 13.1% dei pazienti,
mentre l'insufficienza renale cronica si osservava nel 22.9% dei casi biopsiati.
Nella sindrome nefrosica era più frequente la GN membranosa (31.6%),
la glomerulosclerosi focale (11.9%) e la GN a lesioni minime (11.6%), mentre
nella sindrome nefritica si osservava più frequentemente la GN acuta
poststreptococcica (15.1%) e la IgAN (13.2%). Nelle anomalie urinarie (27.9%)
e nelle macroematurie ricorrenti (69.7%) era frequente la diagnosi di IgAN.
L'insufficienza renale acuta era presente con maggior frequenza nella BR
dei trapianti renale (30.4%), quella cronica ricorreva maggiormente sia
nei trapianti renali (16%) che nelle IgAN (13.3%). Il RIBR propone un ulteriore
ampliamento del programma con i seguenti punti: 1) apertura di una sezione
pediatrica, che raccolga tutte le BR effettuate in pazienti con età
<18 anni; 2) valutazione annuale della funzione renale nei casi arruolati
nel RIBR; 3) pubblicazione dei dati sulla rete INTERNET, per una migliore
diffusione e utilizzazione dei risultati da parte del mondo scientifico
internazionale. (Giorn It Nefrol 1996; 13 133-43) |
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| Vol. 13 No. 3, 1996 | |
| RIASSUNTI | |
| Il trapianto renale da donatore vivente: 20 anni di esperienza clinica nel Policlinico Sant'Orsola. | |
| M.P. Scolari(1), C. Orsi(1), G. Liviano D'Arcangelo(1), A. Buscaroli(1), M. Gregorini(1), P. De Giovanni(1), R. Prandini(1), C. Campieri(1), V. Bonomini(1), A. Faenza(2), A. Recordare(2), A. Cavallari(2), G. Gozzetti(2) | |
| (1) Istituto di Nefrologia (2) Istituto di Clinica Chirurgica II, Policlinico Sant'Orsola, Bologna | |
Indice n.3, 1996 |
Nella casistica
complessiva del Policlinico S. Orsola (736 trapianti di rene, 149 da donatore
vivente, effettuati dal '68 al '94) sono stati selezionati, per omogeneita
e conformita statistica, 92 trapianti da vivente eseguiti dal 9/77 al 1/95.
La sopravvivenza complessiva del rene è risultata 82% a 5 anni e
65% a 10 anni. I fattori più influenti sull'esito del trapianto
sono stati: a) compatibilità HLA: GS 100% per gli HLA identici,
53% per identita HLA < 25%; b) grado di sensibilizzazione pre-trapianto:
GS 83% nei pazienti non iperimmunizzati vs 74% negli iperimmunizzati; c)
indice di stimolazione delle MLC D-R: GS 87% per IS <3.5 vs 72% per
IS<=3.5; d) differenza di età D-R: GS 88% per differenza <10
anni vs 82% per differenza >10 anni. I migliori risultati si sono ottenuti
con terapia triplice a basso dosaggio con steroidi, ciclosporina e azatioprina:
GS 100% vs 83% con S+CsA e 78% con S+Aza. Gli episodi di rigetto hanno
condizionato il GS solo se ricorrenti: GS 74% vs 84 e 80% rispettivamente,
per i casi senza e con un unico rigetto. L'incidenza di complicanze chirurgiche
e infettive è risultata minore rispetto al trapianto da cadavere,
grazie alla programmazione dell intervento, all’estesa valutazione clinico-strumentale
preoperatoria e alla minor immunodepressione farmacologica del ricevente. (Giorn It Nefrol 1996, 13: 163-73). |
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| Vol. 13 No. 3, 1996 | |
| RIASSUNTI | |
| Espressione cellulare e livelli plasmatici delle molecole di adesione durante emodialisi con membrane sintetiche. | |
| S. Stuard(1), M. Bonomini(1), P. Santarelli(1), M.P. Carreno(2), N. Settefrati(1), C. Tetta(3), R. Gervasio(3), N. Haeffner-Cavaillon(2), A. Albertazzi(1). | |
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(1) Istituto di Clinica Nefrologica, Università 'G. D'Annunzio', Chieti (2) INSERM U 430, Hopital Broussais, Paris (3) Bellco, Mirandola, Modena |
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Indice n.3, 1996 |
Le molecole
di adesione di leucociti e piastrine sono antigeni superficiali che stanno
progressivamente emergendo come nuovi indici di valutazione della biocompatibilità.
Tali molecole potrebbero infatti essere implicate in fenomeni biologici
di rilievo conseguenti al contatto cellule-membrane dei leucociti con l'endotelio
vascolare e/o interazioni leucociti-piastrine. Nel nostro studio abbiamo
valutato e confrontato l'espressione degli antigeni di superficie di leucociti
e piastrine (mediante immunofluorescenza indiretta ed analisi citofluorimetrica)
ed i livelli plasmatici delle selectine solubili P ed E (mediante metodica
ELISA) durante bicarbonato HD con 3 differenti membrane sintetiche: polisulfone,
poliacrilonitrile e SPAN. Quest'ultima è una membrana in poliacrilonitrile
che presenta una riduzione delle cariche elettriche negative di superficie.
Sei pazienti affetti da uremia terminale sono stati dializzati per 2 settimane
consecutive con ciascuna membrana in sequenza randomizzata. I prelievi
ematici sono stati eseguiti al tempo 0, 8', 15' e fine dialisi. Per l'analisi
su neutrofili e monociti sono stati utilizzati gli anticorpi monoclonali
anti-CD11b (CR3: molecola coinvolta nell'interazione leucociti-cellule
endoteliali), anti Sialyl-LewisX (CD15s: contro-recettore per le selectine
cellulari P ed E) ed anti-CD61 (marker piastrinico la cui presenza sulla
superficie leucocitaria indica la formazione di aggregati piastrine-leucociti).
L'attivazione piastrinica è stata valutata mediante l'anticorpo
anti-CD62P. I risultati ottenuti hanno mostrato che una certa modulazione
nell'espressione leucocitaria di CD11 b e CD61 era presente dopo 8' e 15'
di HD. Tuttavia non sono state riscontrate significative variazioni tra
le 3 membrane nell'espressione di tali molecole a fine dialisi. Una significativa
correlazione diretta è stata riscontrata tra aumentata espressione
di CD11b sui leucociti ed aggregati piastrine-leucociti (leucociti CD61
positivi). Questo suggerisce che la molecola CD11b potrebbe essere direttamente
coinvolta nell'adesione delle piastrine ai leucociti circolanti. Con nessuna
membrana sono stati osservati durante la dialisi segni di attivazione piastrinica.
I livelli pre-dialisi di CD62P solubile erano significativamente più
elevati nei pazienti rispetto ai soggetti sani e non si modificavano durante
HD. I livelli di selectina E solubile erano parimenti non modificati durante
la dialisi ma non differivano significativamente da quelli dei soggetti
sani. La valutazione delle molecole di adesione cellulari e solubili può
rappresentare un utile marker di dialisi in quanto possono mediare le interazioni
per valutare la biocompatibilità delle membrane per emodialisi. (Giorn It Nefrol 1996; 13: 175-85). |
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| RIASSUNTI | |
| Analisi dei costi diretti della dialisi in un campione di presidi ospedalieri. | |
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M. Brunetti, M. Barosi, F. Salvioni, L. Garattini |
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CESAV (Centro di Economia Sanitaria 'Angelo e Angela Valenti') dell'Istituto di Ricerche 'Mario Negri', Ranica, Bergamo. |
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Indice n.3, 1996 |
Il presente
studio si è posto come obiettivo l'analisi dei costi diretti nel
1993 della dialisi in un campione di 12 centri dialisi italiani. Soltanto
per l'emodialisi è stato possibile ottenere un dato di costo significativo
della realtà esistente, mentre per la dialisi peritoneale il dato
trovato può essere ritenuto solamente ’indicativo’. Il costo medio
per la prestazione emodialitica (comprensivo di personale, ammortamento
macchinari e manutenzione, materiale dialitico, farmaci e altri materiali
sanitari) è di L 307.389, le singole voci che maggiormente incidono
sul costo medio sono il personale (46.9% del totale) e il materiale dialitico
(37.5%). La tecnica emodialitica meno costosa è risultata l'acetato
dialisi (L. 254.282), mentre la più costosa la tecnica delle due
camere (L. 421.591); la voce che maggiormente influenza le variazioni di
costo è quella dei filtri, il cui costo medio è di L. 80.000
nelle dialisi tradizionali e di L. 200.000 in quelle ad alta efficienza.
Visto l'impatto economico delle scelte terapeutiche legate all'insufficienza
renale cronica e tenuto conto del nuovo metodo di finanziamento per prestazione
adottato dal Servizio Sanitario Nazionale, si ritiene auspicabile proseguire
la rilevazione sui costi della dialisi, al fine di renderla più
rappresentativa della realtà esistente. (Giorn It Nefrol 1996; 13: 187-94) |
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| RIASSUNTI | |
| Ipercalcemia da sarcoidosi in dialisi (Caso clinico). | |
| F. Giacchino, G. Garneri, A. Serra, P. Bossi, P. Belardi, M. Frascisco, G.M. Bosticardo, L. Comune. | |
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Servizio di Nefrologia e Dialisi, Ospedale Civile, Ivrea. |
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Indice n.3, 1996 |
Viene descritto
il caso clinico di ipercalcemia da sarcoidosi con interessamento dei linfonodi
intratoracici in una paziente in trattamento dialitico periodico da circa
3 anni. Dopo un tentativo con terapia steroidea sospesa per motivi clinici,
è stato impiegato il Ketoconazolo con risultati soddisfacenti a
distanza di alcuni mesi. (Giorn It Nefrol 1996; 13: 195-7) |
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