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GIORNALE ITALIANO DI NEFROLOGIA |
| Organo Ufficiale della Società Italiana di Nefrologia | |
| Vol. 13 n. 4, 1996 | |
| RIASSUNTI | |
| Bassa prevalenza di anticorpi anti-virus dell'epatite E (anti-HEV) in pazienti emodializzati cronici: studio sieroepidemiologico | |
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| Divisione di Nefrologia e Dialisi e Servizio Trasfusionale, Ospedale di Lecco, Istituto di Igiene e Medicina Preventiva dell'Università di Milano, Milano | |
Indice n.4, 1996 |
Il virus dell'epatite E è l'agente
eziologico responsabile dell'epatite non-A non-B a trasmissione enterica.
La trasmissione di HEV e principalmente per via oro-fecale ma è
stata ipotizzata anche la trasmissione ematogena del virus. Le indagini
epidemiologiche riguardo HEV nei pazienti emodializzati cronici sono scarse
e con risultati contraddittori. Abbiamo testato per gli anticorpi anti-HEV
204 pazienti in emodialisi di mantenimento presso il nostro Centro. Abbiamo
trovato 6 pazienti anti-HEV positivi, la prevalenza degli anticorpi anti-HEV
è stata del 2.9%. 1 livelli di prevalenza dei virus a trasmissione
ematogena quali HBV e HCV sono stati 39% e 22%, rispettivamente. Nessun
paziente anti-HEV positivo ha mostrato segni di danno epatico, né
al momento dell'indagine né in precedenza, nessun fattore di rischio
per gli anticorpi anti-HEV è stato identificato nella maggior parte
dei pazienti. Sembra che i pazienti emodializzati non siano a rischio di
infezione da HEV. (Giorn It Nefrol 1996; 13 227-232) |
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| Vol. 13 n. 4, 1996 | |
| RIASSUNTI | |
| Variazioni del rapporto dialisato/plasma del sodio e del calcio durante il 'peritoneal equilibration test' | |
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Indice n.4, 1996 |
La valutazione del D/P del sodio (D/P
Na) durante le fasi iniziali di uno scambio peritoneale con soluzioni ipertoniche
è utile per classificare i pazienti con perdita di ultrafiltrazione
peritoneale: il D/P Na non si riduce durante lo stazionamento nei pazienti
in cui vi è un aumento della permeabilità e della superficie
peritoneale, mentre si riduce nei pazienti con aumentato riassorbimento
linfatico o ridotto trasporto peritoneale. Scopo di questo studio è
stato quello di valutare: 1) se la determinazione del sodio nel liquido
peritoneale durante il PET consente di discriminare i pazienti con elevata
permeabilità peritoneale; 2) la relazione tra le variazioni del
sodio e quella di altri soluti, quali il calcio, il glucosio, la creatinina.
Sono stati studiati 42 pazienti in CAPD distinti, in base al PET, in 3
classi (2 pazienti della classe IV sono stati considerati assieme a quelli
della classe III). Il PET è stato eseguito usando soluzioni contenenti
135+/-1.6 mmol/L di Na e 1.22+/-00.5 mmol/L di Ca. Durante il PET il DNa
e il D/PNa si riducevano significativamente rispetto al tempo 0' nella
classe II e III, ma non nella classe I. Il D/PNa a !"=' scendeva al
di sotto di 0.89, da livelli iniziali medi di 0.92, in 15 su 17 pazienti
della clase III e in 12 su 15 della classe II rispetto a 2 su 10 pazienti
della classe I. L'analisi di regressione multipla indicava che il D/P creatinina
era il fattore più importante nel determinare il D/P Na a 120' e
240'. 11 calcio ionizzato (Cal) nel dialisato e il D/P Cal aumentavano
progressivamente durante lo stazionamento peritoneale ed erano significativamente
più elevati dopo 120' e 240' nei pazienti della classe I rispetto
a quelli delle classi II e III. D/PCal e D/P Na correlavano debolmente
(r = 0.56) e solo a 120'. L'aumento del Cal nel dialisato durante lo stazionamento
indica che con soluzioni contenenti 1.25 mmol/L di Ca vi è una perdita
diffusiva di Ca nel dialisato. In conclusione, la permeabilità peritoneale
è il più importante fattore determinante il D/PNa a 120'
e 240'; la valutazione del D/PNa durante il PET è utile per discriminare
i pazienti con elevata permeabilità peritoneale. La curva di equilibrio
peritoneale per il Ca, come quella per il Na, è differente a seconda
del grado permeabilità peritoneale. (Giorn It Nefrol 1996; 13 233-239) |
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| RIASSUNTI | |
| Dialysance ionica per la determinazione on-line del Kt/V senza prelievi ematici | |
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C. Manzoni, S. Di Filippo, M. Corti, F. Locatelli |
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Divisione di Nefrologia e Dialisi, Ospedale di Lecco - Lecco |
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Indice n.4, 1996 |
E' stato recentemente segnalato un
nuovo metodo per la determinazione del Kt/V nel quale la dialysance ionica
sostituisce la clearance effettiva dell'urea ed il volume di distribuzione
dell'urea è assunto come corrispondente al 55% del peso secco. La
validità di tale metodo è stata verificata mediante confronto
col gold standard rappresentato dalla quantificazione diretta, in otto
pazienti durante tre consecutive sedute dialitiche ad efficienza depurativa
costante, utilizzando uno specifico apparecchio (Biofeedback Module - COT
Hospal) che, connesso al monitor di dialisi, determina automaticamente
la dialysance cronica effettiva. Il Kt/V determinato in accordo al nuovo
metodo è risultato nettamente sottostimato rispetto a quello determinato
con la quantificazione diretta (differenza media = -0.26+/-0.12; -23%).
Cio è conseguente sia alla sovrastima del volume di distribuzione
dell'urea (valore medio 32.7+/-5 versus 28.0+/-2.5 L; +17%), sia alla sottostima
della clearance effettiva dell'urea (valore medio 155+/-22.9 versus 175+/-21.7
ml/min). La correlazione altamente positiva trovata tra i due parametri
consente peraltro di ricavare facilmente la clearance effettiva dell'urea
dalla dialysance ionica effettiva. Pertanto, nel paziente in steady state,
quando il volume di distribuzione dell'urea sia stato correttamente determinato,
la semplice determinazione della dialysance ionica offre la possibilità
di calcolare il Kt/V ad ogni seduta, in assenza di prelievi ematici e senza
alcun costo aggiuntivo. (Giorn It Nefrol 1996; 13 241-247) |
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| RIASSUNTI | |
| L'ipotensione bradicardica negli emodializzati | |
| G. Tripepi1, V. Panuccio1, F. Mallamaci1, S. Malara2, C. Labate2, C. Zoccali1 | |
| 1) CNR Centro di Fisiologia Clinica e Divisione di Nefrologia, Reggio Calabria, 2) Servizio Dialisi di Melito P. S., Reggio Calabria | |
Indice n.4, 1996 |
L'ipotensione è la complicanza
acuta più importante del trattamento dialitico. Recentemente (JCI,
90, 1657, 1992) è stata avanzata l'ipotesi che l'ipotensione dialitica
sia dovuta all'attivazione di un potente riflesso vagale che determina
vasodilatazione e bradicardia. Tuttavia la prevalenza di questo tipo di
ipotensione (ipotensione bradicardica) nella popolazione dialitica è
stata scarsamente studiata ed inoltre l'ipotesi avanzata da Converse che
gli emodializzati siano predisposti alla sincope vagale vasodepressiva
non e stata formalmente esaminata. Per identificare i casi di ipotensione
dialitica, 106 emodializzati sono stati osservati per tre mesi lasciando
immodificata la procedura dialitica. Nell'insieme sono stati individuati
20 pazienti con ben definiti episodi di ipotensione durante la dialisi
(cioè riduzione della PAM > 20% in oltre 1'80% dei trattamenti).
Ciascun paziente è stato a monitoraggio emodinamico non invasivo
durante la seduta dialitica e alla registrazione ECG del ritmo cardiaco
in coincidenza di ciascuna crisi ipotensiva. Prima della seduta dialitica
è stata effettuata una stima dell'acqua corporea totale (TBW) (BIA,
Akern). Per valutare l'ipotesi avanzata da Converse, 19 emodializzati,
di cui 11 con ipotensione dialitica, sono stati sottoposti a tilt test
(70°) in condizioni di disidratazione cioè dopo un trattamento
dialitico standard. Nell'insieme sono state registrate 60 crisi ipotensive
(>/=2 in 15 pazienti) di cui 35 tachicardiche, 19 a FC invariata e 6
bradicardiche. Nei 15 pazienti con ripetute crisi ipotensive il pattern
di risposta della frequenza cardiaca (FC) era riproducibile in 10 (6 con
tachicardia e 4 con FC invariata) ed erratico in 5 (cioe bradicardia preceduta
o seguita da tachicardia o FC invariata). L'ipotensione bradicardica si
associava ad ipotensione predialitica, tachicardia e bassa TBW e/o ad un
ritmo di ultrafiltrazione (>/=0.33 ml/kg/min) chiaramente superiore
alla capacità di refilling del sistema cardiovascolare. Durante
il tilt test 4/19 pazienti svilupparono ipotensione bradicardica (3 con
ipotensione dialitica ed 1 resistente all'ipotensione). La prevalenza dell'ipotensione
bradicardica durante il tilt (4/19) è risultata quasi identica a
quella dell'ipotensione bradicardica durante la dialisi (5/20 cioe il 20%)
e a quella riportata in una recente meta-analisi in soggetti sani e in
pazienti non predisposti alla sincope vaso vagale (Kapoor, Am J Med 1994,
97, 75). In conclusione, I'ipotensione bradicardica è un evento
meno frequente dell'ipotensione tachicardica. Essa sembra dipendere principalmente
da un'eccessiva riduzione del volume circolante e con ogni probabilità
non è il risultato di una peculiare predisposizione alla sincope
vaso vagale. (Giorn It Nefrol 1996; 13 249-256) |
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| RIASSUNTI | |
| Coincidenza di aspergillosi (A. fumigatus) in pazienti defedati, ricoverati durante lavori di ristrutturazione ospedaliera | |
| A. Sessa1, M. Meroni 1, G. Battini1, F. Pitingolo1, A. Tommasi1, F. Giordano2, M. Marks 3, P. Casella4 | |
| 1)Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi, 2)Servizio di Anatomia Patologica, 3)Servizio di Radiologia, 4)Servizio di Laboratorio Analisi, Ospedale di Vimercate - Vimercate (MI) | |
Indice n.4, 1996 |
Miceti della specie Aspergillus (A.
fumigatus, A. flavus, A. niger) sono ampiamente diffusi nell'ambiente e
la loro massiva inalazione, quasi sempre di A. fumigatus, puo essere patogena
in soggetti defedati e/o immunodepressi. Microepidemie di infezione da
A. fumigatus sono state segnalate in corso di lavori di ricostruzione ospedaliera
interessanti Reparti dove erano ricoverati pazienti immunocompromessi.
Le sindrome cliniche più tipicamente connesse ad infezione da A.
fumigatus sono l'aspergillosi polmonare allergica e l'aspergillosi polmonare
disseminata, con caratteristici reperti radiologici. Tali sindromi, però,
risultano di rara evidenza clinica in soggetti con normali meccanismi di
difesa in quanto i conidii frequentemente inalati vengono uccisi dai macrofagi
alveolari, mentre i micelii vengono neutralizzati dai granulociti neutrofili.
Recentemente, si sono verificati nella nostra Unità di Nefrologia
e Dialisi tre casi consecutivi di infezione da A. fumigatus in pazienti
debilitati o immunodepressi, ricoverati durante lavori di ricostruzione
muraria. Due di questi morirono per aspergillosi polmonare disseminata,
come documentato dall'accertamento autoptico: il terzo paziente, nel quale
la diagnosi di infezione polmonare da A. fumigatus era clinicamente altamente
sospetta, fu trattato in modo aggressivo e con successo con amfotericina-B
liposomiale. La nostra esperienza clinica dimostra come le infezioni da
A. fumigatus stiano assumendo una crescente rilevanza clinica in medicina
e, pertanto, vadano prese costantemente in considerazione in pazienti cronicamente
defedati o immunodepressi, compresi i dializzati anziani; inoltre, I'impiego
di amfotericina-B liposomiale unilamellare rappre- senta un reale miglioramento,
sia in termini di efficacia che di assenza di effetti collaterali, nella
te- rapia dell'aspergillosi invasiva e disseminata. (Giorn It Nefrol 1996; 13 257-262) |
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