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GIORNALE ITALIANO DI NEFROLOGIA
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| Organo Ufficiale della Società
Italiana di Nefrologia |
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| Vol. 13
n. 5, 1996 |
| RIASSUNTI |
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| Quantificazione della dose dialitica
in 'emodialisi breve' |
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| S. Di Filippo, C. Manzoni, M. Corti, F. Locatelli
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| Divisione di Nefrologia e Dialisi, Ospedale di Lecco, Lecco |
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Indice n.5, 1996 |
In emodialisi 'breve' la validità
del modello cinetico single pool variable volume (SPVV), comunemente utilizzato
per la determinazione del Kt/V (Kt/Vc), è pesantemente limitata
dalle modalità di rimozione dell'urea di tipo bicompartimentale,
condizionate dalla più elevata efficienza e dalla limitata durata
del trattamento. Scopo del nostro lavoro è stato quantificare la
differenza fra Kt/Vc e Kt/V determinato col metodo dl riferirnento, la
quantificazione diretta (Kt/Vqd), e verificare la validità della
correzione del Kt'Vc mediante impiego del valore dl urea finale determinato
a rebound postdialitico esaurito. I nostri risultati dimostrano che, anche
in sedute dialitiche di efficienza non particolarmente elevata, il Kt/Vc
risulta sempre sovrastimato (differenza media = 0.215 +/- 0.08; +19%).
Tale sovrastima appare totalmente imputabile alla sottostima del volume
di distribuzione dell'urea conseguente alla mancata considerazione del
rebound postdialitico: quest'ultimo risulta infatti strettamente correlato
alla differenza tra Kt/Vc e Kt/Vqd (r2 = 0 82; p <0.001) 1l Kt/V determinato
cineticamente. ma con impiego dei valori di urea postdialitici all'equilibrio,
risulta perfettamente corrispondente al Kt/Vqd (differenza media pari a
0.001+/- 0.034) dimostrando come tale correzione restituisca piena validità
al modello anche in emodialisi 'breve'. La limitata variabilità
intrapaziente del rebound da noi riscontrata a parità di efficienza
dialitica, se confermata stabile nel tempo, potrebbe ovviare alla necessità
del prelievo ematico a distanza di almeno 30' dal termine della seduta,
consentendo di ricavare il valore di urea all'equilibrio dal valore di
rebound determinato una tantum.
(Giorn It Nefrol 1996; 13: 303-310) |
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(Ultimo aggiornamento: 26 novembre 1996)
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n. 5, 1996 |
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| Vaccinazione anti-epatite B
nell'emodializzato: valutazione dell'efficacia della via intradermica rispetto
alla via intramuscolo |
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| M. Terribile, L. Di Nuzzi, G.B. Stasio, P. Iuliano, G. Iulianiello,
L. Tufano |
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| Divisione di Nefrologia e Dialisi, Ospedale S. Felice a Cancello,
Caserta |
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Indice n.5, 1996 |
Abbiamo effettuato uno studio multicentrico
su 30 pazienti emodializzati negativi per HBsAg, HBsAg e HBcAb per valutare
comparativamente l'efficacia della vaccinazione anti-epatite B per via
intradermica (i.d.) rispetto alla classica via intramuscolo (i.m.). Quindici
pazienti (gruppo 1 ) sono stati vaccinati per via i.m. con 40 microg
di vaccino Engerix B ai tempi 0, 1, 6 mesi per una dose totale di 120 microg/pz.
Quindici pazienti (gruppo 2) sono stati invece vaccinati per via i.d. con
5 microg di vaccino Engerix B ogni 15 giorni per 6 mesi, con una dose
totale di 60 microg. I due gruppi erano comparabili per età,
sesso, numero di mesi di trattamento dialitico e peso corporeo. E' stato
effettuato dosaggio dei livelli anticorpali a mesi 2, 4, 6, 8 dall'inizio
del ciclo vaccinale. I pazienti con titolo <10 mUI/ml sono stati considerati
non responders. Al secondo mese i livelli anticorpali erano significativamente
più alti nel gruppo 1 (p<0.05) Gli esami effettuati al 4o, 6o
e 8o mese evidenziavano al contrario titoli anticorpali molto più
elevati nel gruppo 2 (p<0.0005). Alla fine del periodo di studio 11
pazienti (73%) del gruppo 1 e 14 pazienti (93% del gruppo 2 hanno sviluppato
titoli anticorpali protettivi. Tra i responders ed i non responders non
vi erano differenze significative riguardo all'età dialitica, al
peso corporeo ed al sesso. E' stata invece riscontrata un'età più
avanzata nei non responders (p<0.05). In conclusione le piccole e ripetute
dosi di vaccino somministrate per via i.d ci hanno permesso di ottenere
una più alta percentuale di immunizzazione, con una dose totale
di antigene sensibilmente minore rispetto al classico schema i.m.
(Giorn It Nefrol 1996; 13: 311-318) |
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| Ruolo del biosensore dell'urea
nella valutazione dell'efficacia depurativa in paired filtration dialysis:
prime esperienze |
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| S. Costantini, C. Massimetti, S. Feriozzi, M. Galliani, G.P. Curti,
P. Riveruzzi, E. Ancarani |
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Divisione di Nefrologia e Dialisi, Ospedale di Viterbo - Viterbo |
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Indice n.5, 1996 |
Lo studio riporta le prime esperienze
cliniche con un sensore per l'urea (Urea Sensor Bellco) in corso di Paired
Filtration Dialysis (PFD). Sono stati studiati i tracciati relativi a 18
pazienti suddivisi in tre tempi: 1) Tempo A: calibrazione del sensore (10
minuti), 2) Tempo B: dialisi (210 minuti), 3) Tempo C: rebound (R) postdialitico
di urea (20 minuti). Nel tempo A esiste una differenza fra prima rilevazione
stabilizzata e quella al termine della calibrazione; nel tempo B sono stati
identificati due tipologie di profili: biesponenziale in 13 casi (G1),
lineare in 5 casi (G2). Infine si è riscontrata una variabilità
importante nell'entità e nei tempi del R nel tempo C. In G1 I'entità
di R e del 13.5 +/- 7.5% vs 6.3 +/- 1.9% nel G2 (p = 0.06); il tempo medio
di R è 16.8 +/- 6.1 minuti in G1 vs 9.0 +/- 3.4 in G2 (p = 0.02).
G1 e G2 non differiscono per età (51 +/- 15 vs 53 +/- 19 aa), anzianità-HD
(60 +/- 9 vs 53 +/- 14 mesi), peso post-dialisi (69.3 +/- 9.7 vs 65.0 +/-
7.6 kg), volume di distribuzione di urea (47.1 +/- 6.8 vs 44.2 +/- 5.7
It), Kt/V raggiunto (1.06 + 0.2 vs 1.02 + 0.1) (p = NS). Il modello cinetico
a flussi regionali (RBF) può essere in grado di spiegare diversi
profili di rimozione di urea e la variabilità del rebound ottenuti.
I nostri dati dimostrano come l'uso dei sensori offra la possibilità
di interpretare anche fenomeni di distrettualizzazione e di disequilibrio
oltre alle già note possibilità di ottimizzazione delle variabili
di trattamento e di controllo delle prescrizioni dialitiche.
(Giorn It Nefrol 1996; 13: 319-325) |
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| Polisulfone sterilizzato a vapore
e con ossido di etilene: valutazioni cliniche in pazienti con eosinofilia |
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| G. Ferrari 1, A Santoro 1, A. Francioso 1, P. Zucchelli 1, E. Duranti
2, M. Sasdelli 2, A. Rosati 3, M. Salvadori 3, G.M. Sanna 4, M. Briganti
5, M. Fusaroli 5, G. Lindner 6, A. Stefani 6, P, Borgatti 6, F. Badiali
7, R. Mignani 7, L. Cagnoli 7, F Aucella 8, C. Stallone 8, M. Massazza
9, M. Borghi 9 |
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| Servizi di Nefrologia e Dialisi degli Ospedali
di: 1) Bologna-Malpighi 2) Arezzo-Montevarchi 3) Firenze-Careggi 4) Ozieri
5) Ravenna 6) Reggio Emilia 7) Rimini 8) San Giovanni Rotondo 9) Treviglio |
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Indice n.5, 1996 |
L'utilizzo dell'ossido di etilene
(ETO) per la sterilizzazione dei dializzatori capillari può indurre,
nei pazienti in emodialisi cronica, reazioni di ipersensibilità
con importanti manifestazioni cliniche. La finalità di questo studio
è di valutare gli effetti clinici di due differenti dializzatori
capillari con membrana in polisulfone sterilizzati con ETO e a vapore in
31 pazienti in trattamento dialitico cronico con eosinofilia. Nel corso
dello studio, che veniva effettuato utilizzando per 2 mesi una membrana
in Cuprophan &174;, in polisulfone-ETO e polisulfone-vapore, sono stati
rilevati e confrontati una serie di parametri clinici e metabolici e l'attivazione
e la produzione del C3a e C5a. Non sono state rilevate differenze per quanto
riguarda la capacità di depurazione dei tre tipi di dializzatori
valutati; veniva invece confermata la maggiore biocompatibilità
delle membrane in polisulfone rispetto al Cuprophan &174;. Utilizzando
la membrana in polisulfone sterilizzata a vapore si registrava una più
fisiologica cinetica intradialitica degli eosinofili rispetto al polisulfone-ETO.
In alcuni dei pazienti che avevano elevati livelli di IgE ETO-specifiche
si aveva una tendenza alla riduzione. Infine la sintomatologia intradialitica
non sembrava essere influenzata dalle due differenti metodiche di sterilizzazione,
mentre invece la sintomatologia ascrivibile a fenomeni di ipersensibilità
era inferiore in alcuni pazienti in cui veniva utilizzata la membrana in
polisulfone-vapore rispetto a quella sterilizzata con ETO.
(Giorn It Nefrol 1996; 13 327-335) |
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(Ultimo aggiornamento: 26 novembre 1996)
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n. 5, 1996 |
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Malattia di Evans nel trapianto
renale. Correlazione tra i decrementi eritro-piastrinici e gli
episodi di rigetto
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| F. Zanchelli, C Campieri, S. Stefoni, V. Bonomini
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Istituto dl Nefrologia e Dialisi, Policlinico S. Orsola - Bologna
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Indice n.5, 1996 |
La piastrinopenia autoimmune può
verificarsi nel paziente trapiantato (1) e 'drops' nella conta piastrinica
possono essere l'unica espressione clinica della malattia (2). La piastrinopenia
autoimmune può essere associata all'anemia emolitica autoimmune
nella malattia di Evans (3, 4). Descriviamo il caso di, una paziente trapiantata
in cui l'analisi retrospettiva del dati clinici disponibili ha condotto
al sospetto clinico e alla conferma diagnostica di malattia di Evans. In
questa paziente abbiamo analizzato i valori sequenziali della creatinina
sierica, delle piastrine e dei globuli rossi ottenuti nel corso di 8 ricoveri
ospedalieri (3 ricoveri per rigetto del rene trapiantato 5 non correlati
a rigetto). Abbiamo osservato una stretta correlazione tra l'ipercreatininemia
degli episodi di rigetto ed i cali della conta piastrinica (p<0.001)
e della conta dei globuli rossi (p<0.001). Prospettiamo che un'attenta
valutazione dei valori di piastrine e globuli rossi in un paziente trapiantato,
affetto da malattia di Evans, possa contribuire alla diagnosi di rigetto.
La normalizzazione del numero delle piastrine e dei globuli rossi può
esprimere l'efficacia terapeutica della terapia immunosoppressiva.
P.S.: 'Gli Autori comunicano di avere individuato nel maggio 1996
un ulteriore caso di malattia di Evans in un paziente di 57 anni portatore
di trapianto renale dal 1977. La diagnosi è stata posta in seguito
alle indagini per il riscontro occasionale di piastrinopenia'.
(Giorn It Nefrol 1996; 13 337-341)
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| Vol. 13
n. 5, 1996 |
| RIASSUNTI |
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| La sistematica disinfezione
dei monitor previene la trasmissione nosocomiale dell'infezione da virus
C (HCV) in emodialisi |
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| F. Aucella, A. Cicchella, M. Piemontese, G.C. Pompa, C. Stallone |
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Divisione di Nefrologia e Dialisi, Ospedale "Casa Sollievo
della Sofferenza", Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico
San Giovanni Rotondo
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Indice n.5, 1996 |
E' stata valutata l'efficacia della
sistematica disinfezione dei monitor nella prevenzione della diffusione
nosocomiale dell'HCV in emodialisi. Sono stati reclutati 123 pazienti in
4 centri che adottavano le misure generali di prevenzione, ma non isolavano
i soggetti anti-HCV+. Nel periodo A, 12 mesi, dopo ogni seduta dialitica
si procedeva alla disinfezione del monitor con ipoclorito di sodio; nel
periodo B, 10 mesi, mentre 3 centri (70 pts) proseguivano tale strategia,
uno (53 pts) applicava anche l'uso di apparecchiature dedicate per i soggetti
positivi. Veniva eseguita ogni due mesi la ricerca degli Ab anti-HCV con
test ELISA di 8a generazione. Sia nel periodo A che nel B non si verificavano
sieroconversioni. La sistematica disinfezione dei monitor è una
misura preventiva semplice ed efficace che ha consentito di annullare l'incidenza
di nuovi casi di infezione da HCV in emodialisi. Con tale strategia l'uso
di apparecchiature dedicate non sembra invece necessario.
(Giorn It Nefrol 1996; 13 343-346) |
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