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GIORNALE ITALIANO DI NEFROLOGIA |
| Organo Ufficiale della Società Italiana di Nefrologia | |
| Vol. 14 No. 3, 1997 | |
| RIASSUNTI | |
| Rimozione di proteine con membrane in polimetilmetacrilato ad elevato 'cut-off' in emodialisi standard | |
| P. Calzavara1, G. Amici1, A. Mottola2, L. Caberlotto3, A. da Porto1, G. Calconi1 | |
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1 Divisione di Nefrologia e Dialisi 2Microbiologia 3Laboratorio di Chimica Clinica, Ospedale Regionale di Treviso - Treviso |
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Indice n.3, 1997 |
Abbiamo valutato il mass transfer di proteine con due tipi di membrana in polimetilmetacrilato (PMMA) caratterizzati da cut-off elevati e differente porosità in emodialisi tradizionale. Sono stati indagati 10 pazienti (età media 56±16 anni, età dialitica 85±101 mesi) in due sedute dialitiche intervallate di una settimana l'una dall'altra. In una seduta veniva impiegato un filtro in PMMA da 1,6 m2(Filtryzer BK-F, Toray) e nell'altra un filtro sempre in PMMA da 1,6 m2 ma con diametro dei pori ridotto rispetto al precedente (Filtryzer BK-P, Toray). Ogni paziente è stato sottoposto ai seguenti prelievi pre e post-dialisi dalla linea arteriosa: azotemia, albuminemia, IgG, IgA, IgM, transferrina, beta-2-microglobulina. Gli stessi dosaggi sono stati effettuati su campioni del dialisato totalmente raccolto. I livelli plasmatici post-dialisi dei vari peptidi sono stati corretti per l'emoconcentrazione. E' stato, inoltre, calcolato il KT/V ed il decremento percentuale dell'urea. Lo schema dialitico, il KT/V (1,04±0,2 con il BKP, 1,03±0,2 con il BK-F), il decremento percentuale dell'urea (68,2±6,6 con il BK-P, 67,8±6,2 con il BKF) ed il mass transfer dell'urea (21,0±6,0 g con il BK-P, 25,1±4,6 g con il BK-F) non differivano in modo significativo tra i due trattamenti. Con i dializzatori BK-F rispetto ai BK-P abbiamo evidenziato una rimozione maggiore di albumina (7,4±1,4 g vs 5,9±2,6 g, p<0,03), di IgG (1,0±0,3 g vs 0,8±0,3 g, p<0,02), di transferrina (0,7±0,2 g vs 0,6±0,2 g, p<0,02), di beta 2-microglobulina (49,1±21,1 mg vs 34,2±27,0 mg, p<0,03). Le concentrazioni di lgA e di lgM nel dialisato sono sempre risultate al di sotto dei limiti di lettura del nefelometro. I livelli plasmatici di beta 2-microglobulina pre e post-dialisi sono risultati rispettivamente di 30,9±7,9 mg/ml e di 18,4±6,1 mg/ml (p<0,0001) con i filtri BKF e di 28,6±6,7 mg/ml e di 17,7±5,3 mg/ml (p<0,0001) con i filtri BK-P. Il decremento percentuale di beta 2-microglobulina (41,2±11,4 con il BK-F, 38,7±10,9 con il BK-P) non differiva in modo significativo. Entrambi i dializzatori indagati, ma soprattutto quelli della serie BK-F, hanno evidenziato una importante rimozione di soluti a medio ed elevato peso molecolare in emodialisi standard. Sono necessari studi a lungo termine per valutare i risvolti clinici derivanti dall'uso prolungato di tali membrane. .(Giorn It Nefrol 1997; 14: 149-55) |
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GIORNALE ITALIANO DI NEFROLOGIA |
| Organo Ufficiale della Società Italiana di Nefrologia | |
| Vol. 14 No. 3, 1997 | |
| RIASSUNTI | |
| La risposta simpatica cutanea nei pazienti emodializzati | |
| L. Di Liberato1, P. Cappelli1, G. Del Rosso1, L. Amoroso1, R. Cutarella2, U. Colangelo2, A. Albertazzi1 | |
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1Istituto di Clinica Nefrologica, Università di Chieti - Chieti 2Servizio di Neurologia, Ospedale di Popoli - Popoli (PE) |
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Indice n.3, 1997 |
La Risposta Simpatica Cutanea (RSC) è un riflesso somato-simpatico multisinaptico utilizzato per valutare la funzione delle fibre nervose simpatiche nelle neuropatie periferiche e nelle malattie del sistema nervoso centrale. Scopo del nostro studio è stato di verificare la presenza della, RSC e le eventuali correlazioni con i risultati di altri test elettrofisiologici in un gruppo di diciotto pazienti (12M, 6F; età media 55.5±13.05 anni) in bicarbonato dialisi (anzianità dialitica: 48.78±43.38 mesi). In base ai risultati ottenuti i pazienti sono stati retrospettivamente suddivisi in due gruppi: Dl (10 pz) con RSC presente e D2 (8 pz) con RSC assente. Non abbiamo documentato differenze significative tra i due gruppi per quanto riguarda l'età, l'anzianità dialitica, lo stato nutrizionale, i valori di emoglobina e di pressione arteriosa media, i valori dei potenziali evocati visivi (PEV) e della velocità di conduzione nervosa motoria (VCNM) dei nervi esplorati. Risultavano significativamente differenti tra i due gruppi la media dei flussi ematici della dialisi intermedia della settimana degli ultimi sei mesi e in concomitanza la differenza delle medie dei Kt/V, utilizzato come indice dell'efficienza dialitica. Nel gruppo D2 risultavano significativamente aumentati il prodotto CaxP ed il valore del PTH. I risultati elettrofisiologici hanno dimostrato nei pazienti del gruppo D2 una maggiore compromissione della velocità di conduzione nervosa sensitiva (VCNS). Le latenze distali (LD) del nervo mediano, del nervo ulnare e dei nervo surale erano significativamente aumentate nei pazienti con RSC assente. Significativamente ridotte nei gruppo D2 erano le ampiezze dei potenziali del nervo mediano sensitivo, del nervo ulnare e del nervo surale. La RSC è una metodica ripetibile e ben tollerata dal paziente e può rappresentare un'utile integrazione alle indagini elettrofisiologiche nello studio della neuropatia uremica. L'assenza della RSC potrebbe rappresentare un segno precoce di alterazione uremica confrontabile con i dati biochimici di scarsa adeguatezza dialitica in assenza di segni clinici. (Giorn It Nefrol 1997; 14: 157-63). |
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| Vol. 14 N. 3, 1997 | |
| RIASSUNTI | |
| L'ipossiemia notturna altera il profilo pressorio delle 24 ore nei pazienti in dialisi | |
| G. Tripepi1, V. Panuccio1, F. Cambareri1, F. Mallamaci1, F.A. Benedetto2, M. Laface2, G. Enia1, C. Zoccali1 | |
| 1Centro di Fisiologia Clinica del CNR e Divisioni di Nefrologia (Ospedali Riuniti) 2Cardioogia (Ospedale Morelli, Reggio Calabria | |
Indice n.3, 1997 |
L'ipossiemia notturna è la principale conseguenza della sleep apnea. In questa sindrome l'ipossiemia ha importanti effetti cardiovascolari in quanto determina ipertensione notturna. Poiché la sleep apnea è frequente nei pazienti uremici, noi abbiamo ipotizzato che l'ipossiemia notturna sia uno dei fattori che alterano il profilo pressorio delle 24 ore negli uremici in dialisi. Per testare questa ipotesi abbiamo effettuato in 32 pazienti in trattamento dialitico il monitoraggio emodinamico non invasivo della pressione arteriosa delle 24 ore (Takeda, mod. 2420) e della percentuale di saturazione dell'02 nelle ore notturne (Ohmeda, BIOX 3700). Lo studio si svolgeva nel giorno di intervallo dialitico. In tutti i pazienti veniva effettuato un esame ecocardiografico. Diciannove pazienti su 32 hanno avuto >=1 episodio di desaturazione di 02 nelle ore notturne. Il numero degli episodi di ipossiemia era strettamente correlato alla gravità della desaturazione (r = -0.94, p<0.001). La pressione arteriosa sistolica media diurna nei pazienti con >=2 episodi/h di des. di 02 (n=l2) era sovrapponibile a quella dei pazienti che non avevano alcun episodio di ipossiemia notturna (n=13). Tuttavia nelle ore notturne la pressione sistolica aumentava in media del 2.5% nel primo gruppo mentre diminuiva mediamente del 5.2% nel secondo gruppo. La differenza delle variazioni medie orarie della sistolica nelle ore notturne nei due gruppi era altamente significativa (p=0.0035). Nei pazienti con >=2 episodi/h di desaturazione di 02la parete posteriore era del 20% più spessa rispetto quella dei pazienti senza ipossiemia (p=0.06). Infine, nei pazienti con >=2 episodi/h il diametro telediastolico del ventricolo sinistro si correlava al numero degli episodi di ipossiemia (r=0.57, p=0.048). In conclusione, nei pazienti con IRC in trattamento dialitico l'ipossiemia notturna è un fattore che può alterare il profilo pressorio circadiano. La tendenza a sviluppare una più spiccata ipertrofia ventricolarè sinistra nei dializzati ipossiemici nei confronti dei pazienti non ipossiemici suggerisce che l'ipossiemia può rappresentare un ulteriore fattore di rischio cardiovascolare nei pazienti in dialisi. Giorn It Nefrol 1997; 14: 99-107). |
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| RIASSUNTI | |
| Epidemiologia delle alterazioni urinarie in 16.377 giovani sottoposti ad esami di screening alla visita di leva | |
| R. Prandini1, F. Stefani1, A. Vangelista1, P. Freddi1, A. Becca2, S. Stefoni1, M. Marchi2, V. Bonomini1. | |
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1Cattedra di Nefrologia e Servizio di Nefrologia e Dialisi, Policlinico S. Orsola, Bologna 2Ospedale Militare di Bologna |
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Indice n.3, 1997 |
Allo scopo di precisare la frequenza di anomalie urinarie in giovani adulti è stato effettuato, nel periodo Gennaio-Dicembre 1995, uno studio epidemiologico su 16.377 giovani di 18 anni al momento della visita di leva-selezione. Tutti i giovani venivano sottoposti ad esame di urine di screening mediante strisce reattive Multistick e ad indagine anamnestica. Dei 16,377 soggetti esaminati 114 (0,69%) presentavano reperti urinari patologici e venivano sottoposti, successivamente, ad accurata anamnesi mediante questionario, analisi del sedimento urinario, determinazione della creatininemia ed ecografia renale. In 73 di questi 114 giovani venivano riscontrate esclusivamente microematuria e/o proteinuria; nei rimanenti casi le alterazioni urinarie erano associate a glomerulonefrite (14 casi), patologie malformative nefro-urologiche (23 casi), glicosuria normoglicemica (2 casi). Lo stesso iter diagnostico veniva effettuato in 12 giovani che, pur presentando un esame urine nella norma, erano affetti da una patologia nefro-urologica diagnosticata prima della visita di leva e rilevata alla anamnesi. In questi 12 pazienti le diagnosi più frequenti erano glomerulonefrite (6 casi), nefro-uropatie malformative (4 casi). La ricerca effettuata ha consentito di analizzare dati già in possesso degli organi militari, rendendo possibile in breve tempo (1 anno) un lavoro di rilevanza sociale senza costi aggiuntivi. (Giorn It Nefrol 1997; 14: 173-77) |
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| RIASSUNTI | |
| Fucus vesiculosus: un'alga nefrotossica? (Caso clinico) | |
| P.A. Conz1, G. La Greca1, P.A. Bevilacqua2, A. Armani2, A. Basso3, L. Cima4, G. Bressa4 | |
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1Divisione di Nefrologia e Dialisi 2Istituto di Anatomia Patologica 3Divisione Malattie del Ricambio, Ospedale San Bortolo, Vicenza 4Dipartimento di Farmacologia, Cattedra di Tossicologia, Università degli Studi, Padova |
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Indice n.3, 1997 |
L'uso di prodotti di erboristeria trova in questi ultimi anni una diffusione sempre più ampia, nella errata convinzione che i cosiddetti "prodotti naturali" abbiano un effetto terapeutico sovrapponibiie a quello dei farmaci della medicina convenzionale e che diversamente da questi ultimi non siano nocivi alla salute. Scopo di questo manoscritto è stato quello di segnalare il caso di una giovane donna, la quale dopo assunzione di preparato di erboristeria contenente Fucus vesiculosus a scopo anoressizzante, è andata incontro ad insufficienza renaie acuta da nefropatia tubulo-interstiziale acuta. L'indagine chimica eseguita sulle compresse di fucus vesiculosus ha potuto dimostrare la presenza di un alto contenuto di arsenico. (Giorn It Nefrol 1997; 14: 179-83) |
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