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Riassunto non disponibile
L'ipovolemia è uno
dei numerosi fattori eziopatogenetici che possono dar luogo all'insorgenza
di ipotensione arteriosa nel corso della terapia dialitica. Al fine di
facilitare un controllo accurato e continuo delle variazioni del volume
ematico (BV) abbiamo sviluppato un sistema in feedback, basato su un controllore
adattativo. Il sistema automatico realizza un controllo ad ansa chiusa
a più variabili di ingresso e di uscita. Le variazioni relative
del BV in corso di emodialisi (HD) vengono calcolate in continuo da un
biosensore che misura, tramite assorbanza ottica, le variazioni di concentrazione
della emoglobina. Due parametri macchina, l'ultrafiltrazione (Qf) e la
conducibilità (CD) vengono continuamente aggiornati e modificati
dal controllore al fine di minimizzare ogni discrepanza fra i target
ideali e i valori ottenuti nel corso del trattamento sia del BV che del
calo ponderale del paziente (CP). Il sistema di controllo (BVT) gestisce
tre tipi di errore: errori nel BV, nel CP e nel bilancio di sodio. Quest'ultimo
è controllato da un modello cinetico dedicato che calcola continuamente
la CD equivalente. Questa grandezza è una entità teorica
che, in dialisi a controllo automatico del VE corrisponde alla conducibilità
che si ha in dialisi tradizionale con Qf costante.
La capacità del BVT
nel dominio delle variabili da controllare e nella ottimizzazione della
tolleranza emodinamica intradialitica è stata verificata in uno
studio crossover condotto in 8 pazienti con spiccata tendenza all'ipotensione
intradialitica (frequenza maggiore del 20% delle sedute). Sedute di dialisi
convenzionale (C-HD, periodi A) sono state confrontate con sedute di dialisi
con controllo a feedback del BV (BVC-HD, periodi B), secondo un protocollo
che prevedeva una sequenza A1-B-A2. Ogni periodo sia A che B aveva una
durata di un mese. Nei periodi B si otteneva una minor contrazione del
BV (-10.6%), rispetto ai periodi A (-12.3% in A1 e -12.5% in A2) nonostante
i tempi di trattamento e valori medi di Qf fossero sostanzialmente sovrapponibili.
Le variazioni pre-post trattamento della pressione arteriosa sistolica
erano significativamente molto più modeste in B (-12.4%) che nei
due periodi A (-20% in A1 e -17.5% in A2, p < 0.05). Nel periodo di
BVC-HD si otteneva una significativa riduzione del numero degli episodi
di ipotensione severa (3 nel periodo B vs 26 in A1 e 16 in A2, p < 0.05),
e degli altri sintomi intradialitici, in particolare dei crampi muscolari.
Nel periodo B vi era anche un minor impiego di liquidi per infusioni terapeutiche
per singolo trattamento (60 ml di soluzione fisiologica in B vs 160 ml
in A1 e 95 in A2, p < 0.05).
In conclusione, il sistema
di controllo in biofeedback del BV in corso di HD sembra risultare utile
nell'attenuare la sintomaticità delle sedute dialitiche in pazienti
con spiccata tendenza all'ipotensione intra-dialitica. Un suo impiego nella
dialisi di routine potrebbe rispondere a diverse finalità: i) evitare
la comparsa di severe ipovolemie, in particolare in pazienti con elevati
incrementi ponderali interdialitici; ii) stabilizzare il BV indipendentemente
dal refilling vascolare; iii) prevenire il raggiungimento di soglie critiche
individuali di volemia nei pazienti altamente instabili dal punto
di vista emodinamico.
La cistatina C come marker del
filtrato glomerulare in pazienti portatori di trapianto renale
A. Molino1,
G. Bonfant1, P. Belfanti1,
C. Poti2, A.M. Gaiter1,
S. Alloatti1
1 U.O. di Nefrologia
e Dialisi
2 U.O. di Medicina
Nucleare, Ospedale Regionale - Aosta
La cistatina C (Cyst C) è
stata proposta come marker del filtrato glomerulare (GFR); scopo del presente
lavoro è stato valutarne l'attendibilità rispetto alla creatinina
plasmatica (Cr) ed alla sua clearance (CrC) in un gruppo di pazienti sottoposti
a trapianto renale con diversi gradi di decurtazione funzionale. In 20
soggetti (età di trapianto 61 mesi, DS 47), abbiamo misurato: GFR
come clearance del 51Cr
EDTA, CrC, Cyst C con metodo immunoturbidimetrico a particelle amplificanti
e tecnica manuale. Il GFR radioisotopico normalizzato per la superficie
corporea era compreso tra 18 e 89 mL/min/1.73 m2,
la Cr tra 0.93 e 3.7 mg/dL, la CrC normalizzata tra 20 e 97 mL/min/1.73
m2 e la Cyst C tra
0.98 e 3.06 mg/L. I coefficienti di correlazione tra GFR radioisotopico
ed i reciproci di creatinina e Cyst C sono rispettivamente r = 0.80 e 0.79;
quello tra la clearance del 51Cr
EDTA e CrC 0.79 (limiti di agreement -32.5 -,÷ 21.5 mL/min/1.73
m2). In conclusione,
in un gruppo di pazienti selezionati, Cyst C ha presentato una correlazione
con il GFR radioisotopico simile ai dati della letteratura, ma non migliore
di quelle da noi osservate tra il metodo radioisotopico e Cr e la sua clearance,
indagini attualmente di costo inferiore.
Per valutare pienamente
le potenzialità di Cyst C come marker del GFR nella pratica clinica,
sono necessari ulteriori studi, in particolare di tipo longitudinale.
.
Gli Autori hanno studiato
l'effetto del 2-etil-exil-ftalato in un sistema colturale in vivo (tasca
cutanea predisposta sul dorso di ratto). Alcuni frammenti del nuovo tessuto
neoformato della parete della tasca sono stati analizzati in microscopia
ottica e dopo colorazione istochimica. Dopo sette giorni di contatto tra
la soluzione contenente 10 µg/L di 2-etil-exil-ftalato e la parete
della tasca si sono dimostrate alterazioni caratterizzate dalla distruzione
dell'organizzazione generale del tessuto. Ad essa si accompagnavano alterazioni
cellulari quali vacuolizzazione citoplasmatica, addensamenti e frammentazioni
del nucleo e presenza di residui assimilabili a corpi apoptotici. I dati
istochimici hanno evidenziato un aumento dei glicosaminoglicani solforati.
Queste ultime modificazioni suggeriscono un possibile meccanismo di azione
del 2-etil-exilftalato nell'induzione del processo di fibrosclerosi a cui
vanno incontro numerosi tessuti (vasi, peritoneo, ecc.) nei pazienti in
trattamento dialitico cronico.
Posizionamento di una
cannula giugulare interna per emodialisi: reale utilità di un posizionamento
ecoguidato o semplice preliminare controllo ecografico dei vasi del collo?
P. Dionisio, M. Valenti, E. Caramello,
R. Cravero, I.M. Berto, B. Agostini, R. Bergia, P. Bajardi
Divisione di Nefrologia e Dialisi,
Ospedale degli Infermi, Biella
L'incannulazione della vena
giugulare interna ha dimostrato, in accordo con gli ultimi dati della letteratura,
di rappresentare la miglior scelta per l'allestimento di un accesso vascolare
venoso centrale. Il metodo usualmente utilizzato per l'incannulazione della
vena giugulare interna è basato sull'identificazione dei reperti
anatomici. Sebbene questo metodo usualmente permetta di allestire l'accesso
venoso, in letteratura sono riportate percentuali di fallimento fino al
19% dei casi e complicazioni nel 5-10% dei casi da porsi in relazione all'abilità
dell'operatore. L'impiego dell'ecografia "real-time" per la puntura transcutanea
della vena giugulare interna ed il posizionamento del catetere sono stati
riportati in letteratura. Il metodo standard di puntura transcutanea della
vena giugulare interna che utilizza i punti anatomici di repere del vaso,
è stato impiegato dalla nostra équipe medica in 186 pazienti
per l'incannulazione del vaso. I nostri risultati sono comparabili con
quelli ottenuti con l'impiego della guida ecografica "real-time". E' nostra
opinione che il posizionamento ecoguidato riduca le difficoltà tecniche
e le complicanze quando l'operatore non sia esperto, tuttavia il maggior
svantaggio è l'elevato costo dell'apparecchio ecografico portatile
richiesto. La nostra ormai consistente esperienza suggerisce che il semplice
controllo ecotomografico dei vasi del collo, nelle mani di un operatore
esperto, rappresenti una metodica valida quanto il posizionamento ecoguidato
del catetere poiché permette di escludere anomalie vascolari quali
aneurismi della carotide comune, trasposizione dei grossi vasi, varianti
anatomiche della vena giugulare interna che renderebbero pericolosa la
puntura transcutanea del vaso.
Adeguata o inadeguata risposta eritropoietinica
nell'anemia da malaria? (Lettera alla Redazione)
E. De Paoli Vitali1,
M. Vedovato2,
G. Salvatorelli2
1 Divisione dii
Nefrologia, Arcispedale S. Anna, Ferrara
2 Istituto di
Anatomia Comparata dell'Università di Ferrara - Ferrara
Riassunto non disponibile