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Riassunto non disponibile
1 Dipartimento di Medicina
Interna e Nefrologia, Università di Pavia, Pavia
2 Cattedra di Nefrologia,
Università "Federico II", Napoli
I pazienti affetti da uremia cronica
presentano una depressione del sistema immune che interessa primariamente
la risposta cellulo-mediata. L'IL-12 è una citochina pleiotropica
prodotta nelle prime fasi dell'infezione dalle cellule monocitarie e capace
di stimolare i linfociti T-helper (responsabili della risposta cellulo-mediata)
alla produzione di interferone-gamma. Allo scopo di valutare il ruolo dell'IL-12
nell'immunodeficienza dei pazienti uremici cronici, abbiamo studiato 13
pazienti in trattamento emodialitico standard (EDE), 6 pazienti uremici
cronici non dializzati (IRC) e 6 soggetti normali (CON). A tutti i soggetti
inclusi nello studio veniva praticato (ai pazienti in EDE, prima del trattamento
dialitico) un prelievo di sangue intero. Le cellule mononucleari periferiche
sono state isolate per gradiente di densità ottenuto mediante centrifugazione
con ficoll-hypaque ed incubate per 48 ore in Iscove's medium da solo e
con l'aggiunta di lipopolisaccaride. Sul sovranatante delle colture è
stato eseguito con metodo ELISA il dosaggio dell'IL-12 (p70). Il nostro
studio ha dimostrato che la produzione spontanea di IL12 da parte delle
cellule linfomonocitarie ottenute dai pazienti in dialisi extracorporea
(59.1 ± 39.9 pg/ml) è statisticamente più alta rispetto
a quella ottenuta dalle PBMC dei soggetti controllo e dei pazienti uremici
cronici in terapia conservativa (rispettivamente 6.8 ± 7.3 e 18.8
± 11.9 pg/ml, p < 0.05). Al contrario, la produzione di IL12,
dopo' stimolo mitogenico, era significativamente ridotta nei pazienti dializzati
(54.7 ± 23.6 pg/ml) se paragonata alla produzione dei controlli
e degli uremici cronici non dializzati (180.4 ± 98.8 e 102.0 ±
60.9 pg/ml, rispettivamente, p < 0.05). In conclusione i nostri dati
mostrano che le cellule monocitarie dei pazienti EDE presentano una aumentata
produzione spontanea di IL-12, ma una ridotta risposta agli stimoli mitogenici
sia rispetto alle cellule mononucleari di CON che dei pazienti IRC. Poiché
l'IL-12 gioca un ruolo centrale nell'immunità cellulo-mediata, la
sua alterata produzione monocitaria potrebbe essere coinvolta nel meccanismo
patogenetico dell'immunodepressione dei pazienti uremici cronici in trattamento
emodialitico.
1 Divisione di Nefrologia
e Dialisi, Treviso
2 Servizio Immunotrasfusionale,
Treviso
3 Servizio di Nefrologia
e Dialisi, Castelfranco Veneto
L'analisi di bioimpedenza (BIA) consente
la valutazione non invasiva dell'idratazione, della FFM e FM corporea.
Tuttavia, nel nefropatico, come anche nell'obeso, le formule di regressione
convenzionali producono stime distorte dei volumi corporei. Pertanto abbiamo
seguito un nuovo approccio nell'analisi della BIA, denominato grafo RXc,
per valutare l'effetto della rimozione intradialitica di fluidi in pazienti
uremici obesi. è- stata condotta la BIA, prima e dopo dialisi, su
un gruppo di 27 uremici di controllo con BMI < 29 kg/m2 (15 M, 12 F,
età media 57 e 60 aa) e su un gruppo di 26 uremici obesi con BMI
> 29 (14 M, 12 F, età media 58 e 66 aa), sottoposti allo stesso
trattamento dialitico. La rimozione di 3.0-3.6 L nei M con BMI < 29
e > 29 e di 2.2-2.9 L nelle F con BMI < 29 e > 29 ha indotto un allungamento
significativo del vettore medio di impedenza, con migrazione dal polo inferiore
al polo superiore dell'ellisse di riferimento senza differenze significative
nei 4 gruppi studiati. Un'appropriata analisi delle misure dirette di resistenza
e reattanza, standardizzate per altezza, consente di valutare in modo affidabile
lo stato di idratazione dell'uremico indipendentemente dalla FM. L'obesità
quindi non introduce distorsioni nella valutazione dell'idratazione.
Efficienza depurativa di una membrana
sintetica in SPAN in corso di emodiafiltrazione soft
L. Pedrini, V. De Cristofaro
Servizio di Nefrologia e Dialisi, Ospedale di Sondrio, Sondrio
Recenti studi hanno evidenziato che l'elevata biocompatibilità e capacità di rimozione convettiva delle membrane sintetiche in dialisi (HD), oltre che ritardare il manifestarsi della patologia amiloidosica, può ridurre l'incidenza di quella cardiovascolare e dismetabolica, e migliorare la sopravvivenza di pazienti acuti e cronici in trattamento dialitico, stimolando la ricerca di membrane cellulosiche più biocompatibili, o sintetiche con più spinte prestazioni depurative diffusive e convettive. L'uso di queste, in tecniche convettive/miste, è tutt'ora limitato dai costi e da una permeabilità diffusiva talvolta non ottimale. In questo studio è stata verificata, in 12 pazienti in HD, l'efficienza depurativa per un ampio range di soluti di una membrana sintetica in SPAN (1.3 m2) in corso di emodiafiltrazione soft. Tale tecnica ha consentito un'efficiente rimozione di piccoli soluti (Kt/V equilibrato urea 1.04-1.14), e buone clearance del fosforo (1 90 - 223 ml/min) e della Vit. B12 (117 - 127 ml/min), con una rimozione media di beta2-microglobulina di 120 e 179 mg per seduta a Qb 300 e 500 ml/min. I vantaggi a breve e lungo termine di un'elevata biocompatibilità e le prestazioni depurative complessive, ottenuti a costi paragonabili a quelli di una HD con membrane cellulosiche modificate, consentirebbero di proporre la strategia studiata come trattamento di routine in un più ampio numero di pazienti.
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1 Istituto di Medicina Interna
e Geriatria, Università di Catania
2 Centro Bio-diagnostico Acireale,
Catania
I virus epatititci costituiscono uno
dei principali problemi infettivi nei pazienti emodializzati. In questo
studio, abbiamo valutato la prevalenza, i fattori di rischio e le implicazioni
cliniche, legati all'infezione da parte di un nuovo virus epatititco, denominato
HGV, in un gruppo di pazienti emodializzati della Sicilia Orientale. Sono
stati testati i sieri di 85 pazienti emodializzati (49 M, 36 F; età
media 62 ± 15 anni, età dialitica media 55 ± 51 mesi).
L'HCV RNA è stato ricercato
mediante RT-PCR, utilizzando primers dedotti da una regione non-strutturale
del genoma virale. L'HGV RNA è stato evidenziato in 5/85 pazienti,
emodializzati (6%), indicando una prevalenza di infezione simile a quella
di altre aree geografiche. UHCV Ab e l'HBsAg erano presenti rispettivamente
nel 21 e nel 9% dei pazienti. Nessuno dei pazienti HGV positivi presentava
co-infezione da HCV; I paziente presentava positività per HBsAg
e 2 positività per HBs/HBc/HBe Ab. Quattro pazienti HGV positivi
avevano precedentemente ricevuto emotrasfusioni. Al momento dello studio,
le transaminasi erano nella norma in tutti i 5 pazienti HGV positivi. La
durata del periodo emodialitico nei pazienti HGV positivi era compresa
tra 5 e 125 mesi. In conclusione la prevalenza di infezione da HGV tra
i pazienti emodializzati della Sicilia orientale non si discosta da quella
osservata in altri centri europei ed extraeuropei. L'infezione HGV non
è associata ad un'elevazione dei livelli sierici delle transaminasi.
L'infezione da HGV sembra essere correlata a precedenti emotrasfusioni,
ma non alla durata del periodo emodialitico.
Emodialisi Profilata: un nuovo approccio
nel trattamento dell'ipotensione intradialitica
L. Colì1, G.
La Manna1, V. Dalmastri1, A. De Pascalis1,
G. Pace1, C. Stefanio1, G. Santese2, E.
Zacà2, Ursino3, G. Feliciangeli1,
G. Mosconi1, C. Raimondi1, C. Perna1,
S. Stefoni1
1 Dipartimento di Medicina
Clinica e Biotecnologia Applicata
2 Dipartimento di Medicina
Interna, Cardioangiologia ed Epatologia, Policlinico Universitario Sant'Orsola
3 Dipartimento di Elettronica,
Scienza dei Sistemi e Computer, Università di Bologna, Bologna
Negli ultimi 10 anni la percentuale
di pazienti con ipotensione intradialitica si è mantenuta elevata
nonostante il largo uso di tecniche emodialitiche alternative all'Emodialisi
Standard (SHD). Ciò è in relazione al progressivo aumento
dell'età media di questi pazienti e dell'elevata percentuale di
cardiovasculopatici e diabetici. L'Emodialisi Profilata (PHD) è
una tecnica alternativa che si propone come nuovo approccio nel trattamento
dell'ipotensione sintomatica intradialitica. Essa si basa sulla modulazione
intradialitica della concentrazione del sodio nel dialisato, utilizzando
un profilo individuale elaborato per mezzo di un modello matematico di
cinetica intradialitica di sodio ed urea. Lo scopo della PHD è quello
di mantenere la volemia efficace al di sopra del livello critico del paziente
contrastando il calo intradialitico dell'osmolarità plasmatica e
quindi intensificando il refilling intravascolare dei fluidi.
Questo lavoro si propone di validare
clinicamente la PHD verificando la sua capacità, comparativamente
con la SHD, nel mantenere più stabile la volemia efficace intradialitica,
la pressione arteriosa media, la frequenza cardiaca e la funzione cardiovascolare.
Dodici pazienti uremici, affetti da
ipotensione in corso di SHD, sono stati studiati durante 12 sedute di SHD
(una per ogni paziente) e 12 sedute di PHD (una per ogni paziente) condotte
con l'obiettivo di ottenere a fine dialisi la stessa rimozione di massa
totale di sodio e lo stesso calo ponderale. Durante tali sedute sono state
monitorizzate le variazioni percentuali del volume ematico per mezzo della
crit-line, la pressione arteriosa media e la frequenza cardiaca direttamente,
e la gittata cardiaca e la gittata sistolica indirettamente attraverso
l'ecocardiografia bidimensionale-color-doppler.
Come risultati il confronto fra le
due tecniche dimostra che la PHD consente una maggiore stabilità,
rispetto alla SHD, della volemia efficace intradialitica, della pressione
arteriosa media e della funzione cardiovascolare, soprattutto durante la
seconda e la terza ora della seduta dialitica.
1 Divisione di Nefrologia
2 Patologìa Clinica,
Ospedale di Cremona, Cremona
I pazienti emodializzati presentano
variazioni dei livelli plasmatici di elementi traccia, tra cui quelli coinvolti
nei sistemi antiossidanti, quali selenio, zinco e rame.
Scopo del lavoro è verificare
se esiste correlazione fra le alterazioni suddette e alcuni marker di danno
ossidativo, quali trombomodulina (TM), fattore di von Willebrand (vW) e
LDL ossidate. Sono stati studiati 64 pazienti (39 maschi e 25 femmine)
in emodialisi cronica; criteri di esclusione sono stati la presenza di
angina pectoris, infarto del miocardio, TIA o stroke, ischemia arteriosa
periferica, diabete, vasculite, LES. I livelli plasmatici di selenio, zinco
e rame sono risultati inferiori a quelli del gruppo di controllo, costituito
da volontari sani. I marker di danno ossidativo sono risultati elevati;
tuttavia l'analisi statistica non ha permesso di evidenziare correlazioni
tra questi parametri e i livelli di selenio, zinco e rame. Si è
invece evidenziata una correlazione positiva fra colesterolo totale e vW
(p < 0.005). I nostri dati non permettono di concludere che il deficit
di selenio, zinco e rame sia responsabile diretto del danno vascolare del
dializzato, mediato da meccanismo ossidativo.
Effetto della Ciclosporina
sulla trigliceridemia in pazienti con anzianità di trapianto superiore
a otto anni (Lettera alla Redazione)
A. Verzola, P.L. Bedani,
P. Gilli
Divisione dii Nefrologia, Azienda Ospedaliera S. Anna, Ferrara
Riassunto non disponibile
1 Divisione
di Nefrologia e Dialisi
2 Servizio di
Fisica Sanitaria, Azienda Istituti Ospitalieri, Cremona
Riassunto non disponibile
1 Nefrologia e dialisi,
Ospedale di Desio, Desio
2 Nefrologia, dialisi e
Centro Trapianti, Ospedale Regionale 'S. Maria dei Battuti', Treviso