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di NEFROLOGIA Organo Ufficiale della Società Italiana di Nefrologia Vol. 15 No. 5, 1998 |
RIASSUNTI
I determinanti pressori dell'ipertrofia ventricolare sinistra negli emodializzati
G. Tripepi1, V. Candela4, P. Fatuzzo5, F. Rapisarda5, G. Bonanno5, G. Seminara6, B. Stancanelli6, F.A. Benedetto2, F Mallamaci1, E. Cottini3, G. Giacone3, L Bellanuova3, A. Cataliotti3, C. Labate4, F. Tassone2, L.S. Malatino3, C. Zoccali1
1 Divisione di Nefrologia
e CNR - Centro di Fisiologia Clinica, Reggio Calabria
2 Servizio di Cardiologia
Ospedale "E. Morelli", Reggio Calabria
3 Istituto di Clinica Medica
"L. Condorelli", Università di Catania, Catania
4 Servizio Dialisi Ospedale
"T. Evoli" Melito Porto Salvo, Reggio Calabria
5 Divisione Clinicizzata
di Nefrologia Chirurgica, Università di Catania, Catania
6 Istituto di Medicina
Interna e Geriatria, Università di Catania, Catania
L:ipertensione arteriosa è tra
le principali cause di ipertrofia ventricolare sinistra negli uremici in
emodialisi. Tuttavia non è ancora del tutto chiarito quale sia il
determinante pressorio (tra pressione clinica, monitoraggio ambulatoriale
delle 24 ore e media mensile pre-dialisi) che meglio predice l'ipertrofia
ventricolare sinistra in questi pazienti.
Abbiamo studiato questo problema in
64 emodializzati (38 maschi e 26 femmine) (età anagrafica: 49 ±
16 anni; età dialitica: mediana 35 mesi, range interquartile 15
- 81 mesi). Nessuno di questi pazienti era diabetico o presentava segni
di scompenso cardiaco. Nel giomo d'intervallo dialitico breve i pazienti
venivano sottoposti sia a nìisurazione clinica che a monitoraggio
ambulatoriale della pressione arteriosa delle 24 ore. La pressione arteriosa
pre-dialisi era calcolata come media del mese precedente la data dello
studio. Sempre nel giorno di intervallo dialitico breve tutti i pazienti
venivano sottoposti ad esame ecocardiografico.
In un modello di regressione multipla
(comprendente il sesso, il BMI, l'ematocrito, il colesterolo e i trigliceridi)
la pressione arteriosa pre-dialisi risultava il solo determinante pressorio
che prediceva in maniera indipendente i parametri ecocardiografici. La
pressione ambulatoriale delle 24 ore aggiungeva potere predittivo soltanto
al modello che definiva il diametro telediastolico del ventricolo sinistro
(+9%, p = 0.01) mentre il contributo aggiuntivo per gli altri parametri
ecocardiografici era pressoché nullo (da -0.6% a +3.9%, in media
1.1%, p = NS).
Nei pazienti in emodialisi la pressione
media mensile predialisi è il più forte fattore predittivo
dei parametri ecocardiografici rispetto alla pressione clinica e a quella
delle 24 ore e potrebbe sostituire il monitoraggio ambulatoriale per predire
l'ipertrofia ventficolare sinistra in questi pazienti.
Effetto sinergico di desferoxamina (DFO) ed eritropoietina sulla proliferazione dei precursori eritroidi nell'uremia cronica
F. Aucella1, P. Scalzulli2, P. Musto2, M. Prencipe1, G.L. Valente1, M. Vigilante1, M. Carotenuto2, C. Stallone1
Divisioni di 1 Nefrologia e Dialisi e di 2 Ematologia, Ospedale "Casa Sollievo della Sofferenza" - IRCCS, San Giovanni Rotondo (FG)
E' stato ipotizzato che la desferoxamina (DFO) possa
migliorare l'anemia dell'uremico cronico anche indipendentemente dalla
chelazione dell'alluminio (AI). Poiché DFO possiede una propria
azione di stimolo sulla proliferazione delle Burst Forming Unit-Erythroid
(BFU-E), abbiamo verificato la possibilità di un suo effetto sinergico
con l'eritropoietina da DNA ricombinante (r-HuEpo). Sono stati arruolati
11 uremici in emodialisi periodica esenti da altra patologia cronica, neoplastica
o ematologica, già in terapia con r-HuEpo, con ferritinemia > 100
ng/ml, iPTH < 200 pg/L e test al DFO negativo. I precursori eritropoietici
BFU-E venivano isolati da sangue periferico e posti in coltura con l'aggiunta
di r-HuEpo 3 u/ml (studio A), con r-HuEpo 30 u/ml (studio B), infine con
r-HuEpo 30 u/ml + DFO 167 mcg/ml (studio C). I pazienti erano quindi trattati
con DFO alla dose di 5 mg/kg infuso durante l'ultima ora della seduta emodialitica
per 12 settimane. Dopo 2, 6 e 12 settimane veniva ripetuto lo studio delle
BFU-E e veniva altresì eseguito un controllo di emocromo, reticolociti
ed eritrociti ipocromici, transferrina e ferritina, TIBC, recettore solubile
della transferrina ed eritropoietina.
In condizioni basali le BFU-E mostravano una proliferazione
più spiccata in B e C rispetto ad A (p<0.01); in C la proliferazione
era maggiore che in B (p<0.01). Dopo 2 e 6 settimane di trattamento
con DFO tutte le colture mostravano un significativo aumento della proliferazione
rispetto agli studi basali, mentre dopo 12 settimane l'ulteriore incremento
era più modesto. In ogni caso B e C erano sempre statisticamente
superiori ad A, e lo studio C otteneva proliferazioni dei precursori sempre
maggiori di B. L'emoglobina sierica e i reticolociti mostravano modesti
aumenti, così come i livelli di eritropoietina e del recettore solubile
della transferrina, mentre la ferritinemia calava.
Il nostro studio conferma l'azione del DFO sulla
eritropoiesi dell'uremico cronico indipendente dalla chelazione di Al.
à altresì presente un sinergismo con r-HuEpo sulla proliferazione
dei precursori eritroidi: rimane da dimostrare se tale effetto possa risultare
utile nel ridurre le dosi terapeutiche di r-HuEpo ovvero in soggetti resistenti
alla terapia.
Sterilizzazione del cuprophan con vapore ed ossido di etilene: relazione con la produzione linfomonocitaria di citochine
F. Aucella1, M. Vigilante1, M. Piemontese1, E. Grandone2, D. Colaizzo2, M. Margaglione2, S.G. Modoni3, C. Stallone1
1 Divisione di Nefrologia
e Dialisi,
2 Unità di Arteriosclerosi
e Trombosi
3 Laboratorio di Medicina
Nucleare
Ospedale "Casa Sollievo della Sofferenza"
- IRCCS, San Giovanni Rotondo (FG)
L'influenza che le modalità
di sterilizzazione delle membrane per emodialisi assumono nella biocompatibilità
del trattamento sono tutt'ora per lo più ignote.
Al fine di valutare l'effetto delle
sterilizzazioni con ossido di etilene (ETO) e del vapore sulla biocompatibilità
delle membrane in cuprophan (E3 e E3S, 1.3 m2 Fresenius AG) abbiamo arruolato
8 uremici in emodialisi cronica, esenti da altra patologia di rilievo,
trattati da almeno tre mesi con cuprophan-ETO. Dopo una valutazione basale
(A1), i pazienti erano quindi trattati con cuprophansteam ed eseguivano
valutazioni dopo uno (B1) e due (B2) mesi di tale trattamento; infine,
l'ultimo test era eseguito dopo un mese dal ritorno al cuprophan-ETO (A2).
In ogni valutazione si eseguiva in pre e post-dialisi: LAL-test sul dialisato;
dosaggio di C3a e C5a ai tempi 0, 5', 15', 60'; rilascio di citochine,
IL- 1ß e TNF ?, da mononucleati incubati per 24 h.
Il LAL-test mostrava una buona qualità
del liquido di dialisi, mentre le frazioni attivate complementari avevano
eguali incrementi nelle varie fasi dello studio.
Il rilascio di citochine dai MN mostrava
invece significative differenze: rispetto al test basale A1, in B1 si aveva
un aumento del rilascio di IL-1ß (da 162 a 234 in pre-HD e da 234
a 429 pg/ml in post-HD), aumento confermato in B2 ove veniva riscontrato
anche per il TNF ? (da 826 a 1079 pg/m]). In A2 invece, si assisteva a
un decremento della produzione di citochine (123 pg/ml per IL-1ß
e 680 pg/ml per il TNF ?). La membrana in cuprophan sterilizzata con ETO
sembra quindi causare una minore attivazione dei MN; per quanto la notevole
variabilità individuale dei risultati richieda studi più
ampi, viene ancor più sottolineata la complessità delle interazioni
tra dispositivi medicali e organismo umano nel determinare i fenomeni di
biocompatibilità.
D. Bonucchi, A. D'Amelio, G. Cappelli, A. Albertazzi
Divisione di Nefrologia e Dialisi, Policlinico di Modena, Modena
L:accesso vascolare (AV) gioca un ruolo importante nella gestione del paziente emodializzato, ma l'organizzazione dell'attività chirurgica ad esso connessa è scarsamente conosciuta. Un questionario di taglio eminentemente organizzativo ci ha consentito di descrivere alcuni dei punti "caldi" di questo settore. In Italia, a differenza di altri paesi, il nefrologo è spesso il principale gestore della chirurgia degli AV; la maggior parte dei centri dialisi (CD) monitorizza il funzionamento degli AV con differenti metodi, ma soltanto il 20% dichiara di avere attivato un programma di Miglioramento della Qualità. I cateteri venosi centrali (CVC) sono largamente utilizzati, sia come accesso definitivo, sia come accesso temporaneo nell'uremico cronico all'inizio del trattamento dialitico: il ricorso massiccio ai CVC (in oltre il 40% dei pazienti nel 25.4% dei CD alla protodialisi) è indice di difficoltà nella tempestiva pianificazione un AV interno e nella gestione del pool dei pazienti uremici. La radiologia interventistica viene praticata da molti CD, ma soltanto una minoranza di essi (11.7%) effettua 1 o più procedure per anno. La partecipazione diretta del nefrologo alla gestione degli AV è un punto di forza che necessita però di linee-guida, basate sulla condivisione di esperienze che rimangono al momento molto diversificate.
.
L'angiodisplasia gastroenterica nel paziente uremico in trattamento emodialitico regolare. Due casi clinici
L. Di Liberato1, V Sirolli1, G. Del Rosso1, P Cappelli1, R. Lattanzio2, A. Albertazzi1
1 Istituto di Clinica Nefrologica,
Università di Chieti, Chieti
2 Servizio di Endoscopia
Digestiva, Ospedale di Popoli, Popoli (PE)
L'angiodisplasia è una lesione vascolare su base malformativa ad eziologia ignota responsabile di circa il 6-8% degli episodi acuti o cronici di sanguinamento digestivo. Essa può avere localizzazioni diverse lungo tutto l'intestino; nei tratti superiori sono coinvolti lo stomaco ed il duodeno, nell'intestino crasso il colon destro. La lesione ha una maggiore prevalenza nei pazienti con malattie renali. Sono riportati due casi di angiodisplasia gastroenterica sanguinante in cui sono stati adottati provvedimenti, diagnostici e terapeutici, di tipo endoscopico.
Fistola artero-venosa in rene trapiantato: caso clinico
A. Collosi1, L. Arisi1, A. Cappelletti1, L. Bignardi1, V Cambi1, E De Chiara2
1 Dipartimento di Clinica
Medica e Nefrologia
2 Istituto di Scienze Radiologiche,
Università di Parma, Parma
La fistola artero-venosa (FAV) è una delle possibili complicanze dell'agobiopsia renale. Gli studi angiografici ne documentano un'incidenza del 15%. Nella maggior parte dei casi la FAV è asintomatica e può richiudersi spontaneamente, in pochi mesi. Le forme sintomatiche si manifestano con macroematuria persistente, ipertensione arteriosa o con l'insorgenza di insufficienza cardiaca richiedendo per la loro correzione l'attuazione di procedure di tipo invasivo. Viene descritto il caso di una FAV postbioptica in soggetto portatore di trapianto renale, manifestatasi con macroematuria e temporaneo peggioramento funzionale del trapianto.
C. Campieri1, M.R. Moschella1, C. Perna1, E. Zanchelli1, A.M. Polifemo2, C. Morelli2, C.. Manna1, G. La Manna1, G. Mosconi1, S. Casanova3, S. Stefoni1, V Bonomini1
1 Cattedra e Servizio
di Nefrologia
2 Cattedra e Servizio di
Gastroenterologia
3 Servizio di Microscopia
Elettronica, Azienda Policlinico S. Orsola-Malpighi - Bologna
La ribavirina è stata utilizzata
nel trattamento dell'epatite cronica HCV relata nei soggetti non immunodepressi,
piú recentemente anche nei pazienti portatori di trapianto di fegato
e, solo ultimamente, di rene. Viene riportato il caso di un paziente maschio
di 51 anni, portatore di trapianto renale da 8 anni, in triplice terapia,
che è stato trattato con ribavirina per riácutizzaziotie
di epatite cronica HCV relata ottenendo la normalizzaziono degli indici
di necrosi e colestasi e la transitoria sieronegativizzazione dell'HCV-RNA
(PCR).
Durante il trattamento con ribavirina,
durato 18 mesi, la funzione renale è rimasta stabile (creatininemia
1.6 mg/dl) e non si sono verificati episodi di rigetti acuti.
F. Conte1, M. Salomone2, A. Barracca3, S. Di Giulio4, F. Locatelli5 G. Piccoli6 , A. Santoro7, C. Zoccali8, G. Colasanti (chairman)9
1 Unità Operativa
di Nefrologia e Dialisi, Ospedale Provinciale Civile, Vimercate (MI)
2 Servizio di Nefrologia
e Dialisi, Ospedale La Valletta, Torino
3 Divisione di Nefrologia
e Dialisi, Ospedale S. Michele, Cagliari
4 Divisione di Nefrologia
e Dialisi, Ospedale G.B. Grassi, Roma-Ostia
5 Divisione di Nefrologia
e Dialisi, Ospedale di Circolo, Lecco
6 Cattedra di Nefrologia,
Università di Torino, Torino
7 Divisione di Nefrologia
e Dialisi, Ospedale Malpighi, Bologna
8 Divisione di Nefrologia
e Dialisi, Ospedale Melacrino-Bianchi, Reggio Calabria
9 Divisione di Nefrologia
e Dialisi, Ospedale S. Carlo Borromeo, Milano
Con la collaborazione di:
S. Alloatti, Registro Regionale
Valle d'Aosta - G. Bellinghieri, Registro Regionale Sicilia - P.
Bolasco, Registro Regionale Sardegna - A. Bonadonna, Registro
Regionale Veneto - G. Cappelli, Registro Regionale Liguria - F.
Casino, Registro Regionale Puglia e Basilicata - D. Di Lallo, Registro
Regionale Lazio - G. Gaffi, Registro Regionale Marche - W Huber,
Registro
Regionale Trentino - Alto Adige - D. Marcelli, Registro Regionale
Lombardia - M. Migliorati, Registro Regionale Campania - P.F.
Palmieri, Registro Regionale Abruzzo - M. Postorino, Registro
Regionale Calabria - F. Quarello, Registro Regionale Piemonte -
G. Quintaliani, Registro Regionale Umbria - M. Salvatori, Registro
Regionale Toscana - G. Sparano, Registro Regionale Molise - R.
Todaro, Registro Regionale Sicilia - A. Vasile, Registro Regionale
Friuli - Venezia Giulia.
Il Registro Italiano di Dialisi e dei Trapianti (RIDT), che raccoglie dati ed esperienze dei 20 Registri Regionali, è nato nel 1996 su iniziativa della Società Italiana di Nefrologia e del Gruppo di Informatica ad essa collegato, con l'obiettivo di fornire una visione il più completa possibile sul trattamento dell'uremia terminale nel nostro Paese.
Questa prima revisione, che ha coinvolto 597 Centri Italiani di Nefrologia e Dialisi con un tasso di distribuzione di 10.4 per milione di abitanti (pma), ha fornito i seguenti risultati:
- il numero totale dei pazienti che, al 31/12/95, venivano sottoposti a terapia renale sostitutiva era di 40.125; di questi, 33.698 (84%) erano in dialisi e 6.427 (16%) erano stati sottoposti a trapianto renale, con una prevalenza globale di circa 700 pazienti pma (588 in dialisi, 112 trapiantati);
- nel corso del 1995, 885 pazienti uremici sono stati trapiantati (23 pma), mentre 6.748 hanno iniziato trattamento dialitico sostitutivo (1 18 pma); di questi ultimi il 76% eseguiva trattamento ospedaliero, l'l 1.4% trattamento domiciliare (10.4% dialisi peritoneale, 1% emodialisi), ed il 12.6% veniva seguito nei Centri ad Assistenza Limitata;
- il tasso di mortalità nel
1995 era di circa l'11%, e la causa principale di morte era rappresentata
da eventi cardiovascolari (55%).
Con tutti i limiti insiti in ogni
raccolta di dati iniziale, la presente indagine offre una panoramica ragionevolmente
completa del trattamento sostitutivo dell'uremia terminale in Italia.
C. Manno, V Giancaspro, F.P. Schena e Gruppo di Immunopatologia Renale della Società Italiana di Nefrologia
Centri partecipanti (anni 1987-1995) e responsabili:
Acquaviva: "Miulli" (F. Cazzato, G. Chiarulli); Alessandria: "Ospitalieri" (M. Della Volpe, A. Tafuri); Altamura: (G. Pallotta, F. Petrarulo); Ancona: "Dei Salesi" (M. Cecconi, G. Coppa), "Umberto 1" (L. Bibiano, V Mioli); Arezzo: "S. Maria" (D. Bizzarri, M. Sasdelli); Avellino: "S. Giuseppe Moscati" (S. lannaccone, A. Milone); Bari: "Giovanni XXIII" (G. Messina, D.A. Caringella), "Policlinico CI. Pediatrica" (G. Aceto, R. Penza), "Policlinico Ist. Nefrologia" (V. Giancaspro, C. Manno, F.P. Schena); "S. Rita" (A.R. Proscia); Biella: "Degli Infermi" (E. Caramello, P. Bajardi); Bologna: "Malpighi" (S. Pasquali, P. Zucchelli), "S. Orsola" (G. Frascà, V. Bonomini); Borgomanero: "SS. Trinità" (G. Airoldi, A. Cavagnino); Brescia: "CI. Pediatrica" (Miglietti, A.B. Ugazio), "Spedali Civili" (A. Strada, R. Maiorca), "Umberto 1" (S. Bassi, A. Castellani); Busto Arsizio: "Ospedale Civile" (D'Amato, A. Giangrande); Cagliari: "Brotzu" (A. Pani, P. Altieri); Camposampiero: "P. Cosma" (A. Bonadonna); Castelfranco Veneto: "S. Giacomo" (M. Dugo, G. Cascone); Catania: "Vittorio Emanuele" (D. Spanti, C. Spata), "Università" (F. Rapisarda, P, Fatuzzo), "S. Luigi" (G. Battaglia, G. Liuzzo); Chieti: "Policlinico" (P.F. Palmieri, A. Albertazzi); Cinisello Balsamo: "Bassini" (E Vallino); Como: "S. Anna" (M. Quarenghi, G. Colantonio); Cremona: "Ospitalieri" (G. Bufano, F. Pecchini); Cuneo: "S. Croce" (G. Canepari, P.M. Ghezzi); Dolo: "Ospedale Civile" (M. Andriani); Ferrara: "S. Anna" (N. Stabellini, R Gilli); Firenze: "Careggi" (E Bergesio, M. Salvadori); "Meyer" (G.C. Lavoratti, G. Bartolozzi); Foggia: "Riuniti" (A. Passione); Galatina: "S. Caterina Novella" (M. Gallucci, B. Gigante); Genova: "S. Martino" (G. Garibotto, G. Deferrari), "Gaslini" (A. Trivelli, R. Gusmano), "S. Martino" (D. Mulas, G. Cannella); Imperia: "S. Agata" (S. Campisi, F. Cavatorta); lvrea: "Osp. Civile" (E Giacchino); Lecce: "V. Fazzi" (P. Patruno, F. Mastrangelo); Lecco: "Di Circolo" (C. Pozzi, F. Locatelli); Lodi: "Maggiore" (M. Farina, E. Imbasciati); Mantova: "Carlo Poma" (R. Tarchini); Melegnano: "Predabissi" (G.P. Lupi, C. Grassi); Messina: "Policlinico" (G. Pettinato, M. Buemi), "Policlinico" (D. Santoro, G. Bellinghieri), "Reg. Margherita" (G. Gattarello, V. Giorgianni); Milano: "Policlinico" (G. Banfi, C. Ponticelli), "De Marchi" (A. Edefonti, F. Sereni), "Niguarda" (R. Confalonieri, G. Civati), "Sacco" (A. Genderini, G. Barbiano), "S. Raffaele" (G. Slaviero, G. Bianchi), "S. Carlo Borromeo" (F. Ferrario, G. D'Amico); Modena: "Policlinico" (L. Furci, E. Lusvarghi); Monopoli: "S. Giacomo" (C. Grasso, G. Pastore); Napoli: "Nuovo Policlinico" (R. Pollastro, N.G. De Santo), "Il Policlinico" (M. Balletta, V.E. Andreucci); "Nuovo Policlinico" (G. Lama), "Pellegrini" (R Sorice); Novara: "Della Carità" (C. Cusaro, G. Verzetti); Padova; "Università" (G. Zacchello); Palermo: "Civico" (G. Visconti, M. Bono), "Dei Bambini" (S. Maringhini); "Medicina Intema" (M. Li Vecchi, G. Cerasola); Parma: "Università" (L. Allegri, V. Cambi); Perugia: "Policlinico Monteluce" (S. Maffei), "Silvestrini" (R. Brugnano, U. Buoncristiani); Pescara: "S. Spirito" (T. D'Andrea, A. Ciofani); Pisa: "Università" (V. Panichi, C. Bianchi), "S. Chiara" (A. Pasquariello, P. Rindi); Pordenone: "S. Maria" (A. Raimondi, F. Tesio); Prato: "Misericordia e Dolce" (S. Aterini, M. Amato); Putignano: "S. Maria degli Angeli" (P. De Maio, M. Giannattasio); Ravenna: "S. Maria" (A. Fabbri, M. Fusaroli); Reggio Calabria: "Melacrino" (C. Martorano, C. Zoccali); Reggio Emilia: "S. Maria Nuova" (R. Rustichelli, P. Borgatti); Roma: "Bambino Gesù" (G.F. Rizzoni), "Policlinico Umberto I" (G. Pecci, G.A. Cinotti), "Fatebenefratelli" (R. Bartoli, M.G. Chiappini), "Tor Vergata" (G. Selvaggi, S. Splendiani); S. Giovanni Rotondo: "Casa Sollievo della Sofferenza" (M. D'Errico, C. Stallone); Scorrano: "I. Veris Delli Ponti" (A. Tasco); Sondrio: (V De Cristofaro, L. Pedrini); Taranto: "SS. Annunziata" (A. Di Maggio, A. Scatizzi); Torino: "Mauriziano" (M. Manganaro, A. Ramello), "Molinette" (P. Stratta, G. Piccoli); "Reg. Margherita" (G. Porcellini, R. Coppo), "Giovanni Bosco" (C. Rollino, F. Quarello); "Trento: "S. Chiara" (C. Comotti, C. Rovati); Treviglio: "Osp. Consorziale" (M. Moriggi, M. Borghi); Udine: "S. Maria Misericordia" (G. Boscutti, G. Mioni); Verona: "Università" (A. Lupo, G. Maschio); Viterbo: "Degli Infermi" (S. Feriozzi, E. Ancarani).
Coordinatore: F.P. Schena (Bari)
Segreteria Scientifica: C.
Manno e V. Giancaspro (Bari)
Questo lavoro rappresenta il rapporto
finale del Registro Italiano delle Biopsie Renali (RIBR) in cui sono stati
censiti i dati di 23.262 biopsie renali (BR) raccolti nel corso di 9 anni
(1987-1995). Nel corso dei primi due anni (198788) sono state raccolte
soltanto le diagnosi istologiche, mentre nei successivi sono state collezionate
informazioni più dettagliate quali età, sesso e quadri clinici
al momento della BR. Inoltre, poiché negli ultimi 3 anni (1993-95),
i dati sono pervenuti da oltre il 96% delle Unità Operative Nefrologiche
(UON) che praticano la BR, è stata calcolata la probabile incidenza
annuale per il suddetto triennio.
I risultati hanno mostrato che le
BR sono state effettuate nel 92.4% in soggetti adulti e nel 7.6% in pazienti
con età <14 anni. Nel 59.9% dei casi erano soggetti di
sesso maschile e nel 40.1% di sesso femminile. Per la diagnosi è
stata utilizzata la microscopia ottica nel 98% dei casi, l'immunofluorescenza
nell'87.5% e la microscopia elettronica nel 35.5%. Le BR sono state effettuate
nel rene nativo in 20.074 casi (86.3%), nel rene trapiantato in 2.361 casi
(10.1%), mentre il materiale è risultato inadeguato in 827 casi
(3.6%).
Una seconda analisi più dettagliata
sulle 20.074 BR effettuate su rene nativo e suddivise in 5 gruppi, ha mostrato
che la diagnosi era una GN primitiva nel 60% dei casi, una GN secondaria
nel 25.4%, una nefrite tubulo-interstiziale nel 3.8%, una nefropatia vascolare
nel 3.4% e altre patologie (miscellanea) nel 7.4%. Le frequenze annuali
mostravano lievi oscillazioni rispetto alla media generale. Nell'ambito
delle 12.040 GN primitive, la più frequente era la GNlgA (35.9%),
seguita da GN membranosa (20.4%) e GS locale e segmentaria (11.4%). Nell'ambito
del gruppo delle 5.092 GN secondarie, i sottogruppi più rappresentati
erano le GN immunomediate (51.2%) e disgammaglobulinemiche (26.2%). Le
forme più frequenti nel sottogruppo di 2.609 GN secondarie immunomediate
erano la nefrite lupica (50.7%) e le vasculiti necrotizzanti (26.0%), mentre
nel sottogruppo delle 1.336 GN secondarie disgammaglobulinemiche erano
l'amiloidosi (41.0%), la GN crioglobulinemica (31.2%) e il mieloma multiplo
(16.2%).
La distribuzione percentuale di 18.405
sindromi cliniche e quindi delle indicazioni all'esecuzione della BR sono
state calcolate su 16.530 BR su reni nativi effettuate negli anni 1989-95
(in alcuni pazienti è stato riscontrato più di un quadro
clinico). Un'indicazione più frequente era la presenza di anomalie
urinarie (30.9%), seguita da sindrome nefrosica (27.3%), macroematuria
ricorrente (8.6%) e sindrome nefritica acuta (5.4%). Un quadro di insufficienza
renale acuta o cronica è stato riscontrato nell'8.8% e nel 19.0%
dei casi, rispettivamente.
In corso di sindrome nefrosica, la
nefropatia più frequente era la GN membranosa (32. I%), mentre nella
sindrome nefritica le forme più frequenti erano la GN poststreptococcica
(15.9%) e la GNlgA (15.6%). Nei pazienti con anomalie urinarie o macroematuria
ricorrente la nefropatia più frequente era la GNlgA (30.6% e 71.6%,
rispettivamente).
I dati epidemiologici dell'ultimo
triennio hanno mostralo che le nefropatie primitive a più elevata
incidenza erano la GNlgA (11.1/pmp nel 1995) e la GN membranosa (5.6 pmp);
tra le secondarie, l'incidenza maggiore era quella della nefrite lupica
(2.8 pmp).
In conclusione, il RIBR costituisce
un serbatoio di informazioni sulla frequenza e modalità d'esordio
di numerose nefropatie, sebbene molti casi di insufficienza renale acuta
e cronica non vengono sottoposti a biopsia renale e quindi patologie come
nefropatie tubulo-interstiziali o vascolari possono essere misconosciute.
La presenza di tutte queste informazioni in un sito Internet permette una
facile consultazione per organizzare studi clinici ed epidemiologici. Maggiori
dettagli sulla epidemiologia saranno ottenuti dall'analisi delle nuova
scheda introdotta nel 1996 che riporta i dati di ciascun paziente sottoposto
a BR, con i valori di creatininemia, proteinuria, pressione arteriosa,
HBsAg, anti-HCV ed eventuale trattamento farmacologico.
Ringraziamenti
Si ringraziano il Dr. Giovanni Pannarale
per la fattiva collaborazione nella raccolta dei dati e il Dr. Loreto Gesualdo
per l'organizzazione del sito Internet del RIBR.<
Copyright © 1998 Gruppo di Informatica SIN (Ultimo Aggiornamento: 10 dicembre 1998)