Serie Educativa della SocietA' Italiana di Nefrologia
L'Ipertrofia Prostatica Benigna
Che cosa si intende per ipertrofia prostatica benigna?
Per ipertrofia prostatica benigna, identificata anche con la sigla IPB, si intende il lento e progressivo accrescimento di volume della prostata, che inizia nell'uomo a partire dai 40-50 anni, per arrivare al massimo sviluppo entro i 70-80 anni di vita.
Che cosa è la prostata?
La prostata è un organo costituito da elementi ghiandolari e da cellule muscolari di sostegno, posto immediatamente al di sotto della vescica, a circondare, come fosse un collare, il canale che fa comunicare la vescica con l'esterno, l'uretra. All'indietro è in rapporto con il retto (proprio 4-5 cm sopra all'ano), mentre anteriormente si nasconde dietro all'osso del pube.
Come funziona la ghiandola prostatica?
La prostata è fondamentalmente deputata alla produzione del liquido seminale, che contiene sostanze nutritive per gli spermatozoi e altre proteine, che hanno il compito di mantenere fluido il seme dopo la sua emissione. E' probabile che svolga numerose altre funzioni non ancora identificate. Lo sviluppo e il funzionamento della ghiandola prostatica avvengono sotto il controllo del testosterone, ormone sessuale maschile prodotto dai testicoli. L'ormone, metabolizzato nelle cellule ghiandolari, è responsabile di tutte le patologie che la riguardano.
Dove si manifesta l'ipertrofia prostatica benigna?
La ghiandola prostatica comprende una zona periferica, una centrale, una anteriore e una di transizione. L'ipertrofia benigna della prostata, un aumento di volume del tessuto ghiandolare e fibroso, ha origine nella zona di transizione. La zona periferica è l'area di sviluppo di quasi tutti i carcinomi, mentre quella centrale tende a essere priva di processi patologici specifici.
L'ipertrofia prostatica benigna è frequente?
La IPB comincia a comparire negli uomini che hanno da poco superato i 30 anni. La frequenza della malattia continua a crescere, raggiungendo il 90% dei casi all'età di 80 anni.
I sintomi dovuti all'ingrossamento prostatico e all'ostruzione dell'uretra aumentano con l'età e sono presenti in circa un quarto della popolazione maschile entro il settimo decennio di vita.
Quali sono i sintomi dell'ipertrofia prostatica benigna?
Sono principalmente quelli derivanti dall'ostruzione al passaggio dell'urina: debolezza del getto urinario, esitazione, gocciolamento terminale, intermittenza, sensazione di svuotamento incompleto della vescica, difficoltà nell'urinare (disuria) e da quelli irritativi: elevata frequenza diurna e/o notturna, urgenza. Possono anche associarsi infezioni delle vie urinarie, accompagnate da stranguria, cioè bruciore durante la minzione, ritenzione urinaria, con necessità di catetere a permanenza e insufficienza renale, nei casi più avanzati.
Come si fa a quantificarne i sintomi?
Ai sintomi specifici, per esempio, la frequenza delle minzioni notturne e/o diurne, è attribuito un punteggio, dal quale si ricava un valore indicativo della gravità del sintomo. Le scelte terapeutiche e la prognosi si basano sui punteggi sintomatici. Quello più diffusamente utilizzato è proposto dall'American Urological Association.
Quali sono le possibili conseguenze della IPB non sottoposta a terapia?
Oltre ai sintomi significativi che manifesta, l'IPB può provocare la formazioni di calcoli vescicali e la comparsa dei sintomi associati: impossibilità a svuotare la vescica (ritenzione urinaria), dilatazione delle vie urinarie (idronefrosi) e, nelle situazioni cronicizzate, insufficienza renale.
Alcune di queste condizioni sono reversibili, se sottoposte a terapia, mentre altre, come l'insufficienza renale, possono essere permanenti e non risolvibili con la rimozione della causa dell'ostruzione.
Quali esami diagnostici sono utili per la valutazione della IPB?
Per fare diagnosi di IPB e valutarne la gravità, oltre al punteggio sintomatologico, sono utili esami specifici, quali il PSA (esame del sangue specifico per la prostata), l'esplorazione digito-rettale della prostata e la misura dell'urina residua dopo minzione, mediante ecografia vescicale.
Quando occorre avviare la terapia per la IPB?
La necessità di intervenire con una terapia medica o chirurgica è determinata dalla gravità dei sintomi. I pazienti con sintomi lievi sono tenuti in osservazione, quelli con sintomi moderati sono sottoposti a terapia medica, mentre i casi più gravi devono essere sottoposti a terapia endoscopica o chirurgica.
Esistono terapie mediche, con farmaci assunti per via orale?
Sono disponibili estratti vegetali e la finasteride, che tendono a diminuire il volume prostatico. La finasteride, interferendo sul metabolismo del testosterone, riduce il volume della ghiandola prostatica di circa il 25% in 3 mesi, con un miglioramento dei sintomi. Un'altra interessante famiglia di farmaci, chiamati alfa-bloccanti, stimola il rilassamento delle cellule fibromuscolari lisce contenute nella prostata.
E per quanto riguarda le terapie chirurgiche ed endoscopiche?
Le terapie chirurgiche sono condotte a "cielo aperto", cioè con intervento sulla prostata con approccio sovrapubico o retropubico, consistono nell'asportazione del tessuto iperplastico della zona di transizione e sono riservate ad adenomi di grande volume. Le terapie endoscopiche consistono invece nell'asportazione del tessuto iperplastico per via trans-uretrale con applicazione di energia elettrica o laser, oppure nella riduzione di volume con energia termica.
Quali sono gli effetti collaterali di queste terapie?
La terapia chirurgica e la resezione endoscopica possono provocare la perdita dell'eiaculazione del seme all'esterno, in genere mantenuta dopo la termoterapia, meno efficace e duratura.
Cos'altro devo sapere?
Per tornare a una vita piena e produttiva dopo la comparsa di insufficienza renale ha certo bisogno del sostegno altrui, che la famiglia, gli amici, il datore di lavoro e il medico curante possono offrirle. Tuttavia, una buona riabilitazione dipende soprattutto da lei. Sono necessari impegno e determinazione per affrontare i cambiamenti causati dalla malattia, ma la posta in palio può ben valere lo sforzo per raggiungerla.
Tre milioni di italiani hanno una qualche forma di malattia renale o urologica e molti di più sono a rischio di svilupparla. La Società Italiana di Nefrologia ha sviluppato su Internet l'area SINpathy!, dedicata a pazienti e volontari, che svolge attività di educazione sanitaria rivolta alla popolazione, ai pazienti e ai loro familiari, con opuscoli informativi e documenti a carattere divulgativo e di sensibilizzazione.
Testo scritto da Andrea Formiconi e Giovanni Muto (Urologia, Torino) per la Società Italiana di Nefrologia (SIN © 2002). Ogni riproduzione parziale o totale di quest'opuscolo deve essere autorizzata.











